lunedì 21 settembre 2009

GIORNATE DEL CINEMA EUROPEO

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Fino al 27 settembre è ancora possibile assistere alle proiezioni del ricco programma delle Giornate del cinema Europeo di Firenze, manifestazione a vocazione “europeista”, che ha inaugurato con Deutschland 09 - 13 kurze filme zur Lage der Nation in anteprima italiana Deutschland '09: tredici episodi fra cinema e documentario che raccontano lo stato della Germania a 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, a 40 dalle rivolte giovanili del 1968, a 30 da "Germanie in autunno" e a 20 dalla caduta del Muro di Berlino. I registi del mosaico cinematografico sono Fatih Akin, Tom Tykwer, Wolfgang Becker, Sylke Enders, Dominik Graf, Romuald Karmakar, Nicolette Krebitz, Isabelle Stever, Hans Steinbichler, Hans Weingartner, Christoph Hochhäusler, Dani Levy e Angela Schanelec. La pellicola è stata presentata al Festival internazionale del Cinema di Berlino 2009 nella sezione Fuori Concorso.
Il festival ha confermato Orizzonti Europei, la selezione non competitiva internazionale in cui vengono presentati lungometraggi, fiction e documentari, come osservatorio sulle tematiche economiche, politiche e socio-culturali che coinvolgono il continente europeo. Segnaliamo l'anteprima italiana di Falco di Thomas Roth, sull'avvincente parabola del cantante e musicista austriaco Hans Hölzel (venerdì 25 alle 22.30, in replica sabato 26 alle 18.00).
Molte le anteprime e gli omaggi (come quello, molto interessante, sullo svedese Lukas Moodysson, anche se dal nostro punto di vista il piatto forte dell'edizione di quest'anno è il focus tematico su Berlino e sulla Germania che si interroga sulla propria identità, in occasione dei vent'anni dalla caduta del muro, Berlino vent'anni dopo. Possibile vedere tra gli altri Berlin Calling (protagonista il dj/attore Paul Kalkbrenner) alla presenza del regista Hannes Stöhr insieme al precedente Berlin is in Germany, vincitore del premio del pubblico alla sezione Panorama della Berlinale nel 2001. Tra i documentari il nuovissimo Gesicht zur Wand di Stefan Weinert (presente in Toscana) e In Berlin di Michael Ballhaus e Ciro Cappellari, un documentario sulla Berlino degli architetti, degli attori, dei dj, dei rapper, dei fotografi e dei registi. Inoltre un omaggio alla Berlino ripresa da Ruttmann nel 1927, Sinfonia di una grande città (che gli amici di Alpe Adria Cinema hanno gustato, insieme al rifacimento realizzato nel 2002 da Thomas Schadt, in primavera nell'ambito della rassegna Tracce di Muro a Trieste).



Da oggi alla conclusione del festival, ancora molti gli appuntamenti da non perdere. Fra gli altri, dell'area Alpe Adria, segnaliamo questa sera (21), Andrzej Wajda: robmy zdjecie (AndrzejWajda: Let's shoot!) di Maciej Cuske, Thierry Paladino, Marcin Sauter, Piotr Stasik, documentazione del set cinematografico di Katyn. Domani (22), la Sinfonia di Ruttmann alle 18.00, l'anteprima di Gesicht zur Wand alle 21.00, mercoledì 23 la Sinfonia di Schadt alle 18.00, sabato 26 alle 16.00 A nyomozó (The Investigator) di Attila Galambros (o Gigor), un curioso giallo ungherese dello scorso anno che racconta la storia di un uomo che conduce autopsie, cui a un certo punto viene commissionato un omicidio, menzione speciale al festival di Karlovy Vary 2008.

Sito ufficiale del festival: www.giornatecinema.eu

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domenica 20 settembre 2009

CARMEN MEETS BORAT

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Capita, a volte, che al di fuori del circuito televisivo e delle sale si riesca a insinuare qualche film straniero particolarmente curioso. Spesso, è il caso di documentari particolari che trattano temi di particolare rilevanza sociale o che sanno raccontare una storia in modo particolarmente originale, divertente o diversa dal solito, capaci di entrare nel cuore del pubblico dei festival. Questo è un po' il caso del documentario girato dalla regista Mercedes Stalenhof in Romania, CARMEN MEETS BORAT. Presentato in anteprima italiana a gennaio al Trieste Film Festival, successivamente al Tekfestival di Roma e recentemente al festival della Lessinia (dove ha vinto il primo premio). Il film racconta la storia di Carmen, diciassettenne di Glod, uno sperduto villaggio gitano sulle montagne romene. La ragazza lavora nel bar del padre e viene corteggiata da Christi. Sogna però un futuro migliore altrove, di sposare l’uomo dei sogni e condurre una vita ricca e fantastica. Quando un uomo di nome Borat (proprio lui, non avete letto male) e la sua troupe arrivano in paese, tutti gli abitanti collaborano perché credono che stiano girando un documentario. Anche il padre e il nonno di Carmen fanno una comparsata nel film, ma dal momento che nessuno di loro capisce l’inglese, non sospettano nemmeno lontanamente di cosa si tratti. Non appena scoprono che il loro villaggio è stato fatto passare per kazako e che nel film Borat li chiama “prostitute”, “ladri” e “abortisti”, capiscono di essere stati presi in giro e si sentono oltraggiati. Quando due avvocati stranieri, un americano e un tedesco, arrivano a Glod e convincono il padre, il nonno di Carmen e il sindaco a fare causa alla Twentieth Century Fox per 30 milioni di dollari, l’atmosfera nel villaggio cambia di punto in bianco. Le persone si rendono conto che presto potrebbero diventare molto ricche e cominciano a fantasticare su quello che potrebbero fare con tutti quei soldi. All’improvviso, anche Carmen vede davanti a sé un futuro radioso: diventerà ricca e non avrà bisogno di lasciare famiglia e amici. Il paese diventerà un bel posto dove vivere e, in fondo, anche la prospettiva di sposare Christi non sembra poi così male. Ma la vera domanda è: il villaggio vincerà la causa? Come cambierà la vita dei suoi abitanti? E Borat finirà con lo scusarsi?



Il documentario, come si diceva, è stato realizzato da Mercedes Stalenhof. Nata nel 1966, si è laureata in storia dell’arte nel 1992 presso la Rijksuniversiteit di Leiden, nei Paesi Bassi. Dopo aver realizzato diversi filmati per la sezione dei Paesi Bassi di Amnesty international, Mercedes ha iniziato a scrivere e a realizzare cortometraggi e documentari. Carmen Meets Borat è stato presentato all’IDFA di Amsterdam, appuntamento festivaliero irrinunciabile per gli amanti del documentario.

sito ufficiale del film: www.carmenmeetsborat.com

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sabato 19 settembre 2009

I MILLE OCCHI DEL CINEMA

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È partita ieri 18 settembre e continuerà fino al 26 settembre a Trieste l'ottava edizione del festival “I Mille Occhi”, diretto da Sergio Grmek Germani e organizzato dall'Associazione Anno Uno di Trieste. Tra i vari e curiosi percorsi che è possibile seguire in questa edizione, da segnalare sicuramente il Premio Anno Uno, che quest'anno viene dedicato a Helena Ignez, "la Musa del cinema novo" brasiliano e la mostra fotografica su Leo Castelli, collezionista e mercante d'arte triestino trasferitosi a New York agli inizi del secolo scorso, allestita nelle sale di Palazzo Gopcevich. E poi ancora si potrà assistere alla proiezione di alcune pellicole dell’attrice e regista serba Sonja Savic; Jean-Claude Rousseau, regista francese che si è poi formato nel circuito sperimentale del cinema d’avanguardia newyorkese dall’inizio degli anni ’80, presenterà i suoi De son appartement e Trois fois rien. L’attore Petar Jakonic sarà a Trieste per presentare Jug Jugoistok, da lui interpretato assieme a Sonja Savić. Marina Pierro incontrerà il pubblico nella duplice veste di interprete di alcuni film di Walerian Borowczyk presentati al festival e autrice di In Versi. Torna così a Trieste, dopo il corposo omaggio dedicatogli nel corso della diciannovesima e della ventesima edizione del Trieste Film Festival, il cinema geniale e "pazzo" di Walerian Borowczyk, accompagnato da una delle sue interpreti più significative, già nota al pubblico triestino (è stata opsite a gennaio del TFF). Jackie Raynal, oltre ad essere la curatrice della sezione dedicata a Jacques Baratier, sarà presente con due sue regie, una delle quali è una preziosa intervista “in progress” a Rohmer. Un altro ritorno gradito è quello del cinema greco, che in questo ultimo anno sembra godere di rinnovata vitalità e visibilità (anche in questo caso il Trieste Film Festival ha aperto la strada con la prima tappa di un progetto biennale che vedrà il suo completamento nel gennaio 2010). I Mille Occhi presenta infatti in anteprima Gloria Mundi, il nuovo film di Nikos Papatakis, un lavoro sulla rappresentazione della tortura. Il viaggio nel cinema di Papatakis prosegue in questo primo weekend della manifestazione con la visione di Un chant d’amour, opera unica del drammaturgo Jean Genet, che Papatakis finanziò e produsse e di Oi voskoi, film in lingua greca, diretto dallo stesso Papatakis. Altro appuntamento imperdibile che coinvolge il regista franco-greco è il documentario Nico Icon (in programma oggi sabato 19, alle ore 15.00), in proiezione durante il primo weekend del festival. Il documentario è incentrato sulla figura della modella e cantante Christa Päffgen, musa ispiratrice di Andy Warhol, che da Nikos “Nico” Papatakis ereditò il nome con il quale tutti la conosciamo. Certo non un film nuovo, ma come perdere l'occasione di rivedere la meravigliosa Nico, voce indimenticabile e presenza inquietante e bellissima di pellicole come La cicatrice intérieure di Garrel?

Sito ufficiale del festival: www.imilleocchi.com

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