martedì 15 dicembre 2009

CINEMA A TRIESTE: DIAMO I NUMERI!

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Un ultimo accorato appello contro i tagli al cinema in regione FVG è stato lanciato da presidenti e direttori delle principali realtà del settore a Trieste nel corso di una conferenza stampa aperta al pubblico tenutasi lunedì 14 dicembre alle ore 11 al Caffè Tommaseo. L’iniziativa è stata promossa dalle associazioni di cinema e dai festival triestini, con l'obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica illustrando l’attività meritoria svolta nel corso degli anni, con riconoscimenti di pubblico e di critica che vanno al di là dei confini provinciali, regionali e nazionali.
Nel giro di pochi giorni, sono state migliaia le firme raccolte, e più di 3500 le iscrizioni al gruppo su FACEBOOK, a sostegno del comparto cinema, la cui stessa esistenza è minacciata dai tagli previsti nella Finanziaria Regionale 2010.
Tra le persone che hanno sottoscritto l’appello figurano nomi di spicco del panorama regionale e nazionale come i registi Mario Monicelli, Silvio Soldini, Giuseppe Piccioni e Franco Giraldi, l’attore Omero Antonutti, i critici cinematografici Paolo Mereghetti e Callisto Cosulich, il musicista Teho Teardo, il direttore della fotografia Dante Spinotti: adesioni che accrescono lo spessore dell’appello ed arrivano da artisti che hanno potuto testimoniare in prima persona l’eccellenza del settore partecipando a manifestazioni quali Festival del Cinema Latinoamericano, FilMakers, I Mille Occhi, Maremetraggio, Nododoc, Science+Fiction, Trieste Film Festival e i festival di promozione del cinema regionale in Croazia e in Serbia.
I promotori dell’appello e della conferenza stampa hanno sottolineato la qualità delle iniziative cinematografiche e l’impatto che queste hanno sull’economia e sul turismo della città, della provincia e della regione. Come già evidenziato nel corso della presentazione del “libro bianco” sul sistema cinema in Friuli Venezia Giulia, inoltre, diverse centinaia sono gli operatori che lavorano nel settore, per non parlare dei sempre più numerosi studenti universitari che proprio nelle manifestazioni e nelle realtà cinematografiche spesso muovono i primi passi lavorativi, trovando fondamentali occasioni di esperienza e di scambio.
Sulla base di un finanziamento complessivo da parte dell'Assessorato alla Cultura della Regione FVG di poco superiore ai 3 milioni di euro nel 2009, le associazioni regionali di cultura cinematografica hanno sostenuto la promozione e diffusione del cinema di qualità attraverso l'esercizio e la realizzazione di singole rassegne e iniziative in tutti e quatto i capoluoghi di provincia, nonché nelle aree di montagna; una rete di quattro mediateche nelle città capoluogo garantisce ai cittadini dell'intera regione l'accesso ad ampie collezioni video e biblioteche, con servizi di consultazione e prestito gratuito nonché forme specialistiche di attività didattica fruibili dalle scuole di ogni ordine e grado; il nuovo Archivio Cinema FVG si propone come una delle cinque realtà italiane all'avanguardia nella conservazione del patrimonio cinematografico riconosciute a livello internazionale dalla FIAF; le rassegne e i festival regionali rappresentano infine un caso unico nel nostro paese per lo spessore culturale dei programmi offerti, con manifestazioni riconosciute dalla critica e dagli addetti ai lavori fra le più importanti su scala nazionale e internazionale, che fanno del Friuli Venezia Giulia “la regione più cinematografica d'Italia”.
A Trieste, il sistema cinema assorbe circa il 30% delle risorse regionali complessive, offrendo al pubblico ben sei festival internazionali specializzati distribuiti nell'arco dell'intero anno solare; il servizio pubblico di mediateca fa capo ad uno dei più antichi cineclub italiani (La Cappella Underground) e conta oltre mille iscritti, con una collezione di film comprendente 16.000 titoli, per un totale di circa 25.000 testi filmici e 6.000 volumi se si contano anche le risorse degli archivi custoditi dalle associazioni triestine di cinema nel loro insieme. Un sistema articolato, che risponde alle esigenze di una città storicamente molto attenta alla cultura cinematografica, dove sono attualmente 18 gli schermi in funzione negli esercizi commerciali (oltre alla sala polifunzionale del Teatro Miela) e 9 cattedre universitarie sono dedicate alle discipline del cinema e degli audiovisivi, senza considerare in questa sede l'indotto procurato in termini di giornate di lavorazione da parte delle produzioni e di ritorno d'immagine per Trieste realizzato tramite il lavoro della FVG Film Commission. I festival maggiori sono inoltre attivi nella promozione del cinema italiano all'estero (negli ultimi mesi, in Grecia, Montenegro, Portogallo, Slovenia, Spagna).
A fronte di questi investimenti, è di oltre 60.000 il numero totale delle presenze di pubblico ai festival e alle iniziative, con costi d'accesso per gli spettatori assolutamente popolari e inferiori a qualsiasi altra forma d'arte o di intrattenimento. Il numero complessivo di ospiti, dall'Italia e dall'estero, è di circa seicento presenze in un anno, con una ricaduta su ristoranti e alberghi cittadini per un ammontare di oltre 150.000 euro. Un'ulteriore parte rilevante dei costi affrontati, superiore ai 220.000 euro, ricade inoltre su tipografie, studi grafici, agenzie di servizi operanti sul territorio. Infine, il personale impiegato nella realizzazione delle manifestazioni e degli eventi supera complessivamente le 150 unità, con oltre 30 operatori impegnati in ricerca, progettazione e organizzazione nel ramo cinematografico come principale attività professionale.
L'appello alla Regione FVG e al Presidente Tondo va nella direzione di salvaguardare, anche in un momento di grave crisi come quello attuale, questo patrimonio di cultura e di esperienze prestigioso e unico nel panorama nazionale. Parallelamente, le associazioni di cultura cinematografica triestine intendono lanciare un messaggio di sensibilizzazione e richiesta di maggior supporto anche agli Enti Locali, alle associazioni di categoria e alle aziende del territorio. Nella convinzione che il cinema e gli audiovisivi costituiscono a tutti gli effetti una forma di espressione e di comunicazione assolutamente centrale nella nostra cultura; che i festival e le manifestazioni di cinema esprimono un elemento di vitalità culturale estremamente importante nella nostra comunità; e che Trieste rappresenta un caso unico in Italia per dinamismo nel settore.

lunedì 14 dicembre 2009

Note kazake

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Iniziate le riprese della prima coproduzione italo-kazaka della storia del cinema italiano dal titolo provvisorio di The heritage of nomad music e composta da uno staff molto italiano. Infatti sia le musiche che il progetto sono di Carlo Siliotto, candidato ai Golden Globe per la colonna sonora di Nomad, mentre la regia è affidata a Nello Correale (autore nel 2003 di Sotto gli occhi di tutti, rimo lungometraggio italiano realizzato completamente in alta definizione).
Le riprese del docufilm che cercherà di raccontare la storia e l'identità del paese centroasiatico attraverso la sua musica millenaria, sono iniziate nell'ex capitale del Kazakhstan, Almaty, nei rinati studios della Kazakh Film e proseguiranno poi in altre località dello sterminato paese delle steppe. La produzione di parte italiana del documentario, con un budget stimato attorno ai 600mila dollari, è la Paneikon di Ugo Adilardi.
(fonte: Cinecittà news)

domenica 13 dicembre 2009

Belgrado-Sarajevo A/R

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È tornato attivo oggi, dopo quasi 18 anni dalla sua sospensione, il collegamento ferroviario tra Belgrado e Sarajevo, tratta soppressa nel 1992 allo scoppiare della guerra nell'ex Jugoslavia. A bordo solo 17 passeggeri. Sistemata in occasione delle Olimpiadi invernali di Sarajevo, negli anni '80 era la linea più moderna del paese.
(fonte: Repubblica online)

sabato 12 dicembre 2009

EUROPEAN FILM ACADEMY: FINALMENTE I VINCITORI!

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MIGLIOR FILM EUROPEO 2009

DAS WEISSE BAND (Il nastro bianco), Germania/Austria/Francia/Italia
scritto e diretto da Michael Haneke
prodotto da Stefan Arndt, Veit Heiduschka, Michael Katz, Margaret Menegoz e Andrea Occhipinti

MIGLIOR REGISTA EUROPEO 2009
Michael Haneke for DAS WEISSE BAND (Il nastro bianco)

MIGLIOR ATTORE EUROPEO 2009
Tahar Rahim per UN PROPHETE (Un profeta) di Jacques Audiard

MIGLIOR ATTRICE EUROPEA 2009
Kate Winslet per THE READER di Stephen Daldry

MIGLIOR SCENEGGIATORE EUROPEO 2009
Michael Haneke per DAS WEISSE BAND

PREMIO "CARLO DI PALMA" AL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA 2009
Anthony Dod Mantle per ANTICHRIST e THE MILLIONAIRE

EUROPEAN FILM ACADEMY PRIX D’EXCELLENCE 2009
Brigitte Taillandier, Francis Wargnier, Jean-Paul Hurier e Marc Doisne per il Sound Design di UN PROPHETE (A Prophet)

MIGLIOR COMPOSITORE EUROPEO 2009
Alberto Iglesias per LOS ABRAZOS ROTOS (Gli abbracci spezzati) di Pedro Almodovar

RIVELAZIONE EUROPEA 2009
KATALIN VARGA, Romania/UK/Ungheria
scritto e diretto da Peter Strickland
prodotto da Tudor Giurgiu, Oana Giurgiu e Peter Strickland

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE EUROPEO 2009
MIA ET LE MIGOU, Francia/Italia
diretto da Jacques-Rémy Girerd, co-diretto da Nora Twomey

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO EUROPEO 2009
POSTE RESTANTE di Marcel Łoziński

PREMIO ALLA CARRIERA DELLA EUROPEAN FILM ACADEMY
Ken Loach

MAGGIOR SUCCESSO EUROPEO NEL CINEMA MONDIALE
Isabelle Huppert

MIGLIOR DOCUMENTARIO EUROPEO 2009 – Prix ARTE
THE SOUND OF INSECTS - Record of a Mummy, Switzerland
by Peter Liechti

MIGLIOR CO-PRODUZIONE EUROPEA – Prix EURIMAGES
Diana Elbaum e Jani Thiltges

PREMIO DEI CRITICI DELLA EUROPEAN FILM ACADEMY 2009 – Premio FIPRESCI
Andrzej Wajda per TATARAK

PREMIO DEL PUBBLICO al Miglior Film Europeo
THE MILLIONAIRE, UK
diretto da Danny Boyle
scritto da Simon Beaufoy
prodotto da Christian Colson

LYNCH A ŁÓDŹ

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David Lynch ha annunciato, nel corso del Camerimage Festival che si è concluso lo scorso week end, che intende creare uno Studio a Łódź in Polonia. Lo Studio sarà parte del progetto EC1, un vasto stabilimento culturale ospitato da una fattoria abbandonata e ristrutturata. Il progetto prevede sale di missaggio, post-produzione e registrazione capaci di ospitare un'intera orchestra sinfonica e offrirà tutte le strutture per la postproduzione e il montaggio del suono a film realizzati ovunque in Europa e nel mondo. La città di Łódź ha approvato uno stanziamento di 1.2 mln € per il primo anno e 700.000 € il secondo anno, ma parte del budget totale è ancora in via di definizione.

Segui David Lynch anche su Twitter: http://twitter.com/daVID_LYNCH

venerdì 11 dicembre 2009

Le città visibili: Vienna

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Vienna è considerata una delle città chiave dell'immaginario cinematografico occidentale, un luogo quasi mitico per le sue vicende storiche e culturali, il cui fascino ha saputo alimentare centinaia di film in tutto il mondo. Dopo Parigi, Berlino e Madrid, è proprio Vienna la protagonista della quarta edizione della rassegna "Le Città Visibili", che dal 14 al 20 dicembre propone al Cinema Trevi e nell'Auditorium del Goethe Institut un'esplorazione di opere di registi austriaci del passato poco conosciuti in Italia (da Willi Forst a Wolfgang Glück a Maximilian Shell), riporta alla luce l'opera di cineasti del calibro di Ernst Lubitsch, Julien Duvivier, Max Ophuls, Josef von Sternberg, senza dimenticare il Carol Reed del celeberrimo Il terzo uomo. Si è poi voluto mostrare il ribaltamento dell'immagine tradizionale della città avvenuto a partire dagli anni '50 grazie all'opera di autori d'avanguardia come Peter Kubelka (che sarà l'ospite d'onore del festival), Valie Export e Kurt Kren, fino a giungere alla Vienna sofferta dei capolavori di Michael Haneke.

giovedì 10 dicembre 2009

APPELLO CONTRO I TAGLI AL CINEMA IN FVG!

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Sign for Salviamo il cinema in regione


martedì 8 dicembre 2009

Miracolo a Lourdes

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Quale occasione migliore di questo 8 dicembre – festa dell'Immacolata – per parlare in modo più approfondito di un film che l'effigie della madonna l'ha messa addirittura in locandina? Parliamo ovviamente di Lourdes, scritto e diretto dall'austriaca Jessica Hausner, cui abbiamo già accennato parlando del programma di Venezia (dove il film ha vinto diversi premi, fra cui quello della giuria Fipresci) e recentemente di quello del Tertio Millennio Film festival di Roma.

Il film racconta la storia di un pellegrinaggio a Lourdes. Fra i pellegrini molte sono le persone malate e in cerca del miracolo, ma molte sono persone che godono di buona salute. Tutti sono mossi dalla speranza di trovare nel luogo mistico una consolazione alle loro sofferenze fisiche o spirituali. Il personaggio principale è Christine (Sylvie Testud), una ragazza inchiodata su una sedia a rotelle da una malattia inguaribile.

domenica 6 dicembre 2009

Estetiche immortali

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1924




2005




2009

martedì 1 dicembre 2009

TERTIO MILLENNIO FILM FEST

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La XIII edizione del Tertio Millennio Film Fest torna a riflettere sul rapporto tra il cinema e la contemporaneità. Forme di resistenza è il titolo scelto quest'anno per accomunare le anteprime e i Focus della rassegna, partita ieri al Cinema Trevi di Roma con Popieluszko di Rafal Wieczynski (già al festival di Roma) e che proseguirà fino al 6 dicembre.
Oltre a un interessante focus sull'Iran, segnaliamo per gli appassionati cinema dell'est la rassegna "A est d’Europa. Forme di un cambiamento", che "raccoglie alcuni dei migliori autori di cinema documentario provenienti dalle repubbliche ex sovietiche, formatisi per lo più in Russia poco prima dello sfaldamento e del crollo dell’impero sovietico, successivamente dedicatisi al cinema come terreno di ricerca estetica ma contemporaneamente come luogo della possibile formulazione d’un discorso critico" (per citare testualmnete l'introduzione del catalogo ufficiale della rassegna, scaricabile integralmente dal sito). La sezione è iniziata oggi con i documentari Predstavlenje (Russia-Germania-Ucraina, 2008, 35mm, 82') e Landschaft (Germania-Russia, 2003, 35mm, 60'), di Sergei Loznitsa o Loznica, autore famigliare al pubblico del Trieste Film Festival (Predstavlenje è stato presentato in anteprima italiana proprio a Trieste quest'anno, Landschaft in una delle scorse edizioni). Si continua domani con tre film del lituano Audrius Stonys: Varpas (Lituania, 2007, video, 56'), Neregiu Zeme (Lituania, 1992, 35mm, 18') e Uostas (Lituania, 1998, 35mm, 10'). Il 3 dicembre sarà invece la volta di Nino Kirtadze con Un dragon dans les eauz pures du Caucase (Francia, 2005, video, 90') e Durakovo: le village des fous (Francia, 2007, 91'), cui faranno seguito il 4 Mein Bruder. We'll Meet Again (Germania, 2005, 35mm, 57') e Material (Germania, 2009, 166', formati vari, presentato in anteprima al Festival dei popoli, di cui abbiamo parlato QUI) di Thomas Heise. Infine, il 5, Cosmic Station di Bettina Timm (Germania, 2008, 35mm, 30'), V temnote (Russia-Finlandia, 2004, 35mm, 40') e Chlebnyy den (Russia, 1998, 35mm, 55') del regista di Tulpan, Sergej Dvorcevoj.
Lo stesso giorno, segnalato in anteprima italiana (termine che francamente non comprendiamo, visto che era a Venezia quest'anno dove ha pure vinto il premio Fipresci) Lourdes di Jessica Hausner, in uscita nelle sale italiane in febbraio.
In sostanza, per quanto riguarda "A est d'Europa" nulla di inedito, ma sicuramente molti buoni film interessanti degli ultimi anni, un'occasione per il pubblico dei festival di rivedere o ripescare qualcosa e per il grande pubblico di scoprire autori nuovi, ottimo punto di partenza per chi ancora non conosce il cinema di queste aree.

Sito ufficiale: http://www.tertiomillenniofilmfest.org

Il cielo sopra Minsk

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Il livello di democrazia è sempre difficile da giudicare per chi vive dall'interno un sistema sociale. Spesso, è utile osservare il proprio paese da una prospettiva esterna per poterne vedere i limiti. A volte, però, la situazione è tale che i problemi e le difficoltà risultano evidenti anche senza questo esercizio di distanziamento. Gli strumenti per parlare di questo disagio sono diversi, ma sicuramente il cinema è uno dei mezzi principali per trasmettere in modo immediato la fatica di vivere in un paese "problematico". E' questo sicuramente il caso della Bielorussia, considerata - a dispetto di quello che può pensare qualcuno nostalgico di plebisciti e maggioranze "bulgare" - l'ultima dittatura d'Europa.
Negli ultimi anni sono stati prodotti diversi documentari che raccontano, da prospettive diverse, la vita in questo paese. Noi ne consigliamo due, diversi ma contraddistinti dalla stessa vena ironica. Il primo è stato presentato in concorso documentari al Trieste Film Festival nel 2008, mentre il secondo faceva parte della sezione di quest'anno "Muri del suono" - documentari musicali dall'Europa centro-orientale. Entrambi sono produzioni non bielorusse.

lunedì 30 novembre 2009

DELPHIC: A SOUNDTRACK FOR A WASTELAND

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Delphic is a band from Manchester. In August they released their second single, This Momentary, released on the perma-chic French indie label Kitsuné. The Australian director and photographer Dave Ma realized the music video, nominated for three UK Music Video Awards, including Best Cinematography, Best Editing and Best Telecine. for this song. He has travelled to Chernobyl, scene of the world’s worst peacetime nuclear disaster, and documented the place as it is now, and people who still live there. It’s a beautifully composed essay which celebrates the human spirit, shot by Ross McLennan on RED with his customary skill, and graded back in London by James Tillett at Prime Focus. “The video has different set ups and Dave wanted slightly different looks for these locations but for it all to still tie together,” says James. “We ended up with a more naturalistic look – almost like an old Russian propaganda image from a faded magazine.”




Delphic

This Momentary (Chermeric Records)
Prod. company: Pulse Films
Director: Dave Ma
Producer: Neil Andrews
Representation: OBmanagement
DoP: Ross McLennan
Editor: Vid Price
Post production: Prime Focus London
Telecine: James Tillett
VFX: Chris Chitty
VFX Post producer: Dionne Archibald
Commissioner: Jill Kaplan


Dave Ma
on making the video for Delphic’s The Momentary


“The aim for this video was to focus on the people still living in and around the Chernobyl area. I wanted to show portraits of the abandoned town near the power plant then move outwards to abandoned villages where a lot of elderly people still live and on to the towns where people were relocated to. I didn’t want to focus directly on the negative health side effects or on the actual disaster itself because so much of this has been covered in documentaries and photo essays over the past few years. It was about showing the humanity of the people and about capturing little moments in their lives in a composed and photographic way. We decided to shoot on RED with a set of primes which meant lugging some serious kit around an abandoned city. Ross McLennan, as usual, did an amazing job wrangling kit and chasing the sun. He didn’t skip a beat the whole trip, even after we lost our focus puller to a missing passport the night before flying out. Shooting inside the Chernobyl Zone of Exclusion was incredible. Your natural fears kick in and you feel like you shouldn’t be touching anything or even breathing the air, but you quickly get used to it. The radiation screening at the end of each day proved a constant source of amusement for my producer Neil Andrews. A lot of people wrongly assume that the Chernobyl area is completely devoid of life or that it must be an atomic wasteland. But this couldn’t be further from the truth. The place is full of life, nature is flourishing and people still live and work around the power plant. There just happens to be a lot of radiation floating around…”

Official site: http://www.delphic.cc/


domenica 29 novembre 2009

AL SOTTODICIOTTO IL CINEMA E' SEMPRE GIOVANE

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Oggi segnaliamo il Sottodiciotto Film Festival di Torino, festival dedicato al cinema giovane. La decima edizione è cominciata il 26 novembre e proseguirà fino al 5 dicembre. Del ricco programma (consultabile sul sito ufficiale della manifestazione: www.sottodiciottofilmfestival.it consigliamo alcuni appuntamenti con il cinema dell'area Alpe Adria.

KATALIN VARGA (Romania/Gran Bretagna/Ungheria, 2009, 35mm, 82', col.) di Peter Strickland, distribuito in Italia da Archibald Film.
Cacciata di casa all’improvviso dal marito Zsigmond che ha scoperto, per un pettegolezzo, che il piccolo Orbán, nove anni, non è suo figlio come credeva, la pragmatica Katalin Varga non si perde d’animo e, abbandonato il villaggio dove ha vissuto per un decennio lavorando alacremente, attraversa le campagne della Transilvania insieme al bambino a bordo di un carretto a cavalli, in cerca di vendetta e di un passato doloroso che sperava di potersi lasciare alle spalle per sempre.
Peter Strickland (Reading, Inghilterra, 1973) si dedica giovanissimo ai film in Super8 e alle produzioni teatrali. Nel 1995 firma il corto Bubblegum (Gomma da masticare), per poi lanciarsi nella carriera musicale con il gruppo The Sonic Catering Band. Dopo il secondo corto, A Metaphysical Education (Un'educazione metafisica, 2003) debutta nel lungometraggio con Katalin Varga.

Assolutamente imperdibile la prima retrospettiva italiana completa dedicata al pittore e animatore russo ALEKSANDR PETROV, realizzata con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Dipartimento Animazione. Aleksandr Konstantinovič Petrov (Prečistoe, distretto di Jaroslavl’, Russia, 1957) è regista, disegnatore e animatore. Compie i primi studi presso l’Istituto d’Arte di Jaroslavl’ e, diplomatosi all’Istituto di cinematografia VGIK di Mosca sotto la guida di Ivan Ivanov-Vano, uno dei maestri indiscussi dell’animazione sovietica, lavora come disegnatore presso gli Studi della Armenfilm e di Sverdlovsk. Si specializza ulteriormente ai Corsi Superiori per sceneggiatori e registi (VKSR) con i maestri Fëdor Chitruk, Jurij Norštejn e Garri Bardin. Sin dal suo debutto nella regia Petrov si avvale della particolare tecnica della pittura a olio su vetro che, sempre più perfezionata, diventa il segno distintivo delle sue opere, pluripremiate in numerosissimi Festival internazionali. Candidato più volte all’Oscar, lo vince nel 2000 con Il vecchio e il mare, realizzato in Canada. Attualmente vive a Jaroslavl’, sede della sua casa di produzione Panorama.

Molto interessante anche l'iniziativa "Rom città aperta". Il Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza (CNDA) e Sottodiciotto propongono un programma speciale dedicato alla realtà dei Rom e dei Sinti e mirato a scardinare, almeno in parte, luoghi comuni e stereotipi radicati nel nostro immaginario. Un cambio di prospettiva attivato fin dalla fase di ideazione attraverso il coinvolgimento nel progetto di Laura Halilovic, la giovanissima regista Rom di Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen, che ha contribuito a selezionare i film in programma. Il risultato è una rassegna di documentari che offre un ventaglio di visioni estremamente variegato sulla condizione dei giovani Rom in Europa. Si va dal ceco O topanki al francese La bougie n’est pas faite de cire mais de flammes, dal bulgaro Gipsy Summer al francese Citizen Manouche, per finire con Carmen Meets Borat di Mercedes Stalenhoef (di cui abbiamo già parlato qui).
Ad arricchire il quadro delle proposte una serie di appuntamenti che offriranno agli spettatori nuove occasioni di riflessione e conoscenza, tra cui una tavola rotonda aperta alla comunità romanì e al mondo dell’associazionismo e delle istituzioni che si occupano della sua integrazione. Nel corso dell’incontro verranno proiettati alcuni brani video tratti dalla puntata di Presa diretta“Caccia agli zingari” di Riccardo Iacona. La presentazione di Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere, 2009) del regista teatrale Pino Petruzzelli vuole essere l’occasione per rivivere con l’autore la sua lunga frequentazione del popolo Rom e per rinarrare alcune storie di straordinaria normalità che hanno trovato asilo nello spettacolo teatrale omonimo, diretto e interpretato da Petruzzelli, in tournée da quest’autunno in tutta Italia. La proiezione speciale di Swing, capolavoro di Tony Gatlif, rivolta alle scuole, consentirà invece di avvicinare gli spettatori più giovani alla cultura e alla musica manouche. Per finire, la proiezione dei film di Laura Halilovic e l’incontro con il pubblico - arricchito dagli interventi di Moni Ovadia e Costanza Quatriglio - sarà introdotta da un’originale rivisitazione del cinema muto di David W. Griffith: due dei suoi primissimi lavori, Le avventure di Dollie e La villa isolata, che mettono in scena stereotipi legati alle comunità Rom (come lo zingaro ladro di bambini) verranno sottoposti a una sorta di ironico “contrappasso”, attraverso il commento musicale dal vivo da parte del gruppo Bruskoi Triu, band gitana nata dalla spontanea collaborazione di musicisti Rom e italiani.

Anche al Sottodiciotto non può mancare un ricordo visivo del ventennale della caduta del Muro di Berlino. Per l'occasione, il festival propone, in collaborazione con il Goethe-Institut Turin, 4 lungometraggi - tre dei quali realizzati nella RDT - che rendono possibile esplorare la condizione infantile e giovanile in una Germania divisa che non esiste più ma che ha lasciato segni profondi nella cultura, nell’arte, nella storia dell’ultimo mezzo secolo. In doppia proiezione, una per le Scuole Secondarie di II grado e una per la cittadinanza, l’appassionante opera prima Wie Feuer und Flamme, tratta da una sceneggiatura dell’attrice Natja Brunckhorst, celebre per la trasposizione cinematografica di Christiane - F. Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, che ricostruisce a vent’anni di distanza la Berlino di inizio anni Ottanta, spaccata in due dal Muro e percorsa da una creatività sotterranea quanto effervescente e vitale. È invece girato realmente negli anni '80 Sabine Kleist, sieben jahre, un viaggio di esplorazione “ad altezza di bambina” delle strade berlinesi e di un passato sconosciuto alle giovani generazioni. Sieben Sommersprossen permette invece di gustare una breve tappa balneare, sfondo ideale per la scoperta del primo amore di due ragazzi e, forse, di un modo più personale di vivere e di sognare, lontano dalle regole e dalle convinzioni imposte dall’alto. Infine, Berlin - Ecke Schönhauser, realizzato prima della costruzione del Muro, indiscusso cult moviegenerazionale più volte definito il “Gioventù bruciata della DDR”.
(le informazioni sul programma sono tratte dal sito del festival)

SITO DEL FESTIVAL: http://www.sottodiciottofilmfestival.it/

lunedì 23 novembre 2009

Pubblici discorsi sulla DDR

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Nel ventennale della caduta del muro escono in Italia i primi volumi panoramici dedicati alla letteratura e alla storia della DDR: L’invenzione del futuro. Breve storia della letteratura della DDR dal dopoguerra a oggi, a cura di Michele Sisto (Scheiwiller), e La DDR. Una breve storia 1945-1990 di Ulrich Mählert, tradotta e curata da Andrea Gilardoni e Karin Birge Gilardoni-Büch (Mimesis). I libri vengono presentati mercoledì 25 novembre, alla biblioteca comunale di Trento, in via Roma 55, alle ore 17. L’incontro – durante il quale saranno presentati anche i volumi Identità e memoria. Lo spazio autobiografico nel periodo della riunificazione tedesca di Daniela Nelva e Mappe della memoria. L’ultima generazione tedesco-orientale si racconta di Tiziana Gislimberti (entrambi Mimesis 2009) – è introdotto da un pubblico discorso di PAOLO NORI.

venerdì 20 novembre 2009

Marx Attacks! a Trieste

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Torna a Trieste dal 22 al 28 novembre Science+Fiction, Festival Internazionale della fantascienza organizzata da la Cappella Underground. Come sempre, programma fitto e ospiti di grande livello. Fra gli appuntamenti da non perdere gli incontri con ospiti davvero speciali: con Sir Christopher Lee, Roger Corman e il padre del cyberpunk Bruce Sterling. Fra i molti titoli interessanti The Clone Returns Home; One, opera prima del regista ungherese Pater Sparrow tratta da un racconto di Stanislaw Lem, la co-produzione tra Canada, Russia e Giappone First Squad: The Moment Of Truth, fantascienza ambientata nel cuore della Seconda Guerra Mondiale e l'evento speciale d'apertura che si terrà al Teatro Miela domenica 22, quando i Massimo Volume sonorizzeranno dal vivo il capolavoro del 1928 La caduta della casa degli Usher di Jean Epstein.

domenica 15 novembre 2009

Tracce di Muro: ritorno a Berlino

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Ultimo appuntamento, mercoledì 18 novembre, con TRACCE DI MURO, la mega-rassegna che Alpe Adria Cinema e Goethe Institut di Trieste hanno dedicato al ventennale della caduta del Muro di Berlino. Dopo la ricognizione autunnale sugli “altri” muri ancora presenti nel mondo (Marocco, Cisgiordania, Corea, India/Pakistan, fra gli altri) il cerco si chiude su Berlino. I due film che presentiamo in Cavò (lo spazio video dell'associazione riservato ai suoi soci) sono una fiction e un documentario: BERLIN IS IN GERMANY e IN BERLIN.

sabato 14 novembre 2009

Torino Film Festival: 27a edizione

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Si è aperta ieri sera al Teatro Regio di Torino con il fuori programma del blitz dei Centi Sociali (documentata dall'immagine pubblicata oggi da La Stampa on line) e continuerà fino al 21 la 27a edizione del Torino Film Festival. Le sezioni e la struttura generale sono un po' cambiate, come sempre capita quando cambia il vertice della direzione artistica, con un testimone passato da Nanni Moretti a Gianni Amelio.
La mission storica del festival, quella di vetrina del cinema giovane, rimane affidata a Torino 27, la principale sezione competitiva del festival, che rimane dedicato ad autori alla prima, seconda o terza opera e presenta film di nuova produzione, inediti in Italia. Qui la volontà è quella di rimanere fedeli alla propria storia, focalizzata sulla ricerca e la scoperta di talenti innovativi, che sappiano esprimere le migliori tendenze contemporanee del cinema indipendente internazionale.

giovedì 12 novembre 2009

TONY GATLIF A X FACTOR??

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Un amico mi segnala che per la seconda volta nella trasmissione di Rai Due X Factor si è citato il film di Tony Gatlif, Transylvania. La prima - mi si dice - è stata durante la serata in cui era ospite del programma Asia Argento, protagonista del film (in cui compare, in un ruolo più piccolo, anche Marco Castoldi in arte Morgan).
Dopo un momento di smarrimento, mi riprendo e penso che quasi quasi posto la scheda del film, presentato in anteprima italiana a Trieste, film di apertura della 18a edizione del Trieste Film Festival. Ci metto pure la biografia del regista. Così, per non farci mancare nulla :-))

TRANSYLVANIA
Tony Gatlif

Francia, 2006, 35mm, col., 105’, v.o. francese, rumena, inglese, italiana, tedesca

Sceneggiatura: Tony Gatlif. Fotografia: Céline Bozon. Montaggio: Monique Dartonne. Musica: Tony Gatlif, Delphine Mantoulet. Suono: Philippe Welsh, Emmanuel Gallet. Scenografia: Brigitte Brassart. Costumi: Rose-Marie Melka. Interpreti: Asia Argento, Amira Casar, Birol Ünel, Alexandra Beaujard, Marco Castoldi (Morgan). Produzione: Princes Films. Coproduzione: Pyramide Productions. Distribuzione internazionale: Pyramide Internationale.Distribuzione italiana: Lady Film.
Nonostante le apparenze, Zingarina (Asia Argento) non è una gitana. È una giovane ribelle alla ricerca dell’uomo che ama (Marco Castoldi). L’ha conosciuto in Francia, dove lui l’ha lasciata precipitosamente e senza una parola di spiegazione. Accompagnata dall’amica Marie, che veglia gelosamente su di lei, si getta anima e corpo nel suo “inseguimento” e finisce così in Transilvania. Ritrova il suo amore in una surrealista festa pagana, ma scopre anche che lui non la ama più. Nella follia, nel rumore, nella musica e nell’ebbrezza della festa, la ragazza capisce di essere sola al mondo, ancora una volta senza amore e senza alcun punto di riferimento. Decide allora di lasciare Marie, unico legame che le è rimasto con il passato, per ricominciare tutto da capo, quando incontra Tchangalo, un uomo misterioso, senza casa e senza limiti…
“Era un po’ che volevo fare un film su una donna. Una che perde tutto, si libera della sua identità e si reinventa. Non cercavo una donna che scendesse nelle profondità degli abissi, ma una protagonista combattiva. Una donna che potesse sorprenderci e guidarci verso la luce e la speranza. In questo senso, il mio incontro con Asia Argento è stato determinante: l’ho percepita immediatamente come una guerriera appassionata, in grado di dare al personaggio di Zingarina un miscuglio di sicurezza e fragilità. È quello che invito sempre i miei attori - conosciuti o meno - a fare: trasferire nei personaggi che interpretano tutte le loro esperienze e la loro personalità…”
(T. Gatlif)



Tony Gatlif
, di origini gitane e nazionalità francese, è nato ad Algeri (Algeria) nel 1948. Ha studiato Arti Drammatiche alla Scuola di Belle Arti di Parigi. Esordisce alla regia nel 1973 con il cortometraggio Max l'indien e due anni dopo gira il suo primo lungometraggio, La Tête en ruine. Il suo film rivelazione è Les Princes (L’uomo perfetto, 1982), molto apprezzato dalla critica. Nel 1993 esce Latcho Drom, documentario interamente dedicato alla cultura e alla musica gitane, che viene presentato a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”. Nel 2004 Exils gli fa vincere il premio per la Miglior regia a Cannes. Gatlif, che è pure attore e produttore dei suoi film e collabora alla stesura della musica per i suoi lavori, ha realizzato anche documentari per la televisione, fra cui Lucumi e I Muvrini, entrambi per il canale Arte. Transylvania è stato il film di chiusura a Cannes.

Per acquistare il DVD del film:
www.lafeltrinelli.it
www.bol.it

mercoledì 11 novembre 2009

FILM VIDEO MONITOR 2009

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GiustificaOggi segnalo ai lettori del Friuli Venezia Giulia e zone limitrofe un appuntamento davvero interessante: Film Video Monitor 2009.
Sabato 14 novembre dalle 18.00, al Cinema Teatro Ristori di Cividale del Friuli, un'intera serata che affronta il tema del mezzo audiovisivo quale strumento di riflessione antropologica e mette l'accento sull'uso (e riuso) delle pellicole in formato ridotto.

Programma

18.00 -Teatro Ristori (via Adelaide Ristori)
TRIPTIH / TRITTICO / TRIPTYCH
Sarce od hiše (1998), Starmi cajt . Il tempo ripido (2003) Mala apokalipsa (2008)
Prima presentazione al pubblico dell'edizione 3DVD+Booklet dei documentari di Alvaro Petricig
a cura di Centro Studi Nediža, Circolo di cultura Ivan Trinko e Kinoatelje (Edizioni Kinoatelje)
Un mondo, la sua fine, la riflessione su un futuro che si è già compiuto.
Sarce od hiše, Starmi cajt . Il tempo ripido, Mala apokalipsa sono tre capitoli che, in un progetto durato 10 anni, raccontano le Valli del Natisone. Lo spartiacque è il terremoto in Friuli del 1976, indelebile nelle conseguenze anche qui, dove la tragedia dell’epicentro appare lontana. Un’onda d’urto che si trasfigura, allude ad altri eventi di portata devastante, protrae i suoi effetti nel tempo: oltre alle case ha sgretolato le consuetudini, le relazioni, il lavoro e il vivere quotidiano delle persone. Questo Trittico compie un viaggio tra un mondo rurale al capolinea e le emergenze di oggi, seguendo le voci degli abitanti, recuperando le immagini dei filmati super8 amatoriali, assecondando le incertezze del ricordo. Lo fa con una ricerca visiva – e sonora – che solo il cinema documentario più incline alla sperimentazione sa accogliere.
Alvaro Petricig, nato nel 1967, vive e lavora nelle Valli del Natisone, in provincia di Udine. Grafico, si occupa principalmente di progetti editoriali e allestimenti espositivi. A questo lavoro negli ultimi anni si sono affiancate iniziative di ricerca e documentazione (in particolare recupero di archivi fotografici e filmici) legate al suo territorio di origine, svolte soprattutto nell’ambito delle attività del Centro studi Nediža, associazione culturale di cui è il coordinatore. In quest’ottica di ricerca, legata a un preciso contesto geografico, va inquadrata la realizzazione di flm-documentari, che tuttavia propongono, anche attraverso la sperimentazione sul linguaggio visivo (dove spesso vengono utilizzate immagini amatoriali preesistenti), problematiche che travalicano l’ambito locale. (la biografia è tratta dal catalogo della 19a edizione del Trieste Film Festival, dove Mala apokalipsa venne presentato in anteprima assoluta).

Intervento di Rossella Schillaci
(autrice e regista; alterna l'attività di ricerca sul campo e la realizzazione di prodotti multimediali per archivi e istituzioni con l'insegnamento e la produzione di documentari d'autore)
a seguire proiezione del documentario di Rossella Schillaci
VJESH/CANTO (2007, 57')
Basilicata. Le donne di San Costantino e San Paolo Albanese cantano, con la loro voce acuta, lacerata. Cantano gli antichi vjeshet, tramandati da madre in figlia, che raccontano la fuga degli albanesi rifugiatisi nell'Italia meridionale cinque secoli fa. Ma sono anche sfoghi di donne, che per alleviare la fatica del lavoro nei campi “gettavano” canti da una collina all’altra. Il documentario mostra la vita in questi due paesi durante l’estate e il rapporto tra individui e tradizioni, alcune ancora sentite e tramandate, altre subite ed odiate. Le donne protagoniste del film raccontano in modo intenso, con coraggio ed estrema ironia le loro storie di migrazioni e di ritorni.
Il film fa parte del "Progetto Alba 9", una serie di 9 documentari d'autore sulla cultura arbëreshe in Italia, ideato da Salvo Cuccia.
Ricerca etnomusicologica e traduzioni a cura di Nicola Scaldaferri.

20.00 - Navel (Foro Giulio Cesare, 13)
intervallo con gli autori

20.45 -Teatro Ristori
PAOLO ROJATTI, 5 CORTOMETRAGGI
La serie di cortometraggi di Paolo Rojatti, recentemente recuperati dal Centro studi Nediža, con la collaborazione di Home Movies e del Laboratorio La Camera Ottica (Dams Cinema Gorizia), conferma lo straordinario talento del cineamatore delle Valli del Natisone, autore dell’ormai celebre L’uomo di Stregna. Tra questi film ritrovati spicca La raccolta delle patate, girato a Stregna e nei suoi dintorni in bianco e nero, verosimilmente nei primi anni ’60: una concitata partita a pallone dal montaggio degno della miglior nouvelle vague, introduce una micro vicenda – l’esclusione di un bambino dai giochi da parte dei compagni – con pochi tocchi classici che ci immergono in una dimensione temporale antica, spiazzante. Segue la parte relativa al lavoro nei campi che dà il titolo al film: anche qui, come ne L’uomo di Stregna, è l’epica anti-eroica di una comunità contadina ad emergere, nei gesti semplici e solenni del lavoro.
LA RACCOLTA DELLE PATATE, 8'
L'ATTESA, 1968, 20'
NATURA CON NEVE - LA PRIMAVERA, 7'
DELITTO IN PINETA, 1966, 3'50''
MASCHERA, 1967, 2'

Introdurranno i film:
Mirco Santi (ricercatore e filmmaker; co-fondatore dell'associazione Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia, Bologna)
Miha Zadnikar (saggista, antropologo e promotore nel campo della nuova musica)

Accompagnamento musicale dal vivo di Renato Rinaldi
(compositore e ricercatore nel campo del suono e della musica elettronica, sia per il teatro che per progetti musicali)

Info e dettagli su: www.nediza.org

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martedì 10 novembre 2009

IL CIELO SOPRA TORINO

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Parte domani e proseguirà fino al 13 novembre la settima edizione delle Giornate Europee del Cinema e dell'Audiovisivo, il principale Co-production Forum dell'industria audiovisiva in Italia, che quest'anno dà particolare spazio ai new media e invita al confronto sulle reali applicazioni della crossmedialità nel settore della produzione audiovisiva e cinematografica indipendente.
L'inaugurazione dei lavori, prevista mercoledì 11 novembre alle ore 15.30 prevede un confronto tra due produzioni indipendenti, da Italia e Francia, dedicate al mondo dei Rom: Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen di Laura Halilovic e La cité des Roms di Frédéric Castaignède. L'incontro è preceduto dalla proiezione dei due film (a ingresso libero, ore 12,30 e 14,00).
(fonte: Cinecittà news)
Approfitto di questa segnalazione per parlare dei due film, che affrontano i temi della segregazione e delle barriere fisiche e culturali in modo originale:
Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen (Italia, 2009, 50') è un viaggio intimo e personale tra la fine della vita nomade e lo stanziamento in una casa popolare di Torino. Laura è l'unica figlia femmina della famiglia Halilovic, una famiglia Rom arrivata in Italia dalla Bosnia negli anni sessanta. La regista diciottenne racconta in prima persona con ironia e senso dell’umorismo il suo rapporto con la famiglia e il suo percorso per accettare le proprie origini e allo stesso tempo realizzare il suo sogno di diventare regista. Il documentario presenta una riflessione sulla fine della vita nomade, sulle relazioni con i parenti che ancora vivono nei campi e con i gagè, i vicini non rom. Più in generale è una riflessione sulla difficoltà nel rapporto con gli altri, sentimento che accompagna Laura sin dall’infanzia. Attraverso i ricordi dei suoi familiari, tra cui l’anziana nonna che ancora vive in un campo, le fotografie e i filmati del padre che ha documentato negli anni la vita quotidiana della piccola comunità, il documentario ci porta all'interno di una realtà quotidiana sconosciuta ai più.
Il film ha vinto il Premio UCCA 20, la Menzione Speciale Anteprima Doc e il Premio "Avanti!" all'ultima edizione del Bellaria Film Festival
Laura Halilovic è nata a Torino nel 1989. Ha collaborato, tramite un progetto di borsa lavoro, in qualità di assistente alla regia, alle attività del Centro di Cultura per la Comunicazione e i Media di Via Modena a Torino (una struttura ITER/ Istituzione Torinese per un'Educazione Responsabile dei Servizi Educativi della Città di Torino). Illusione (6') 2007, è il suo primo cortometraggio ed ha vinto il festival Sotto-18 . Grazie a questo cortometraggio Laura è stata ospite del programma di RAI 3 Screensaver. Io, la Mia Famiglia Rom e Woody Allen è il suo primo documentario.



La cité des Roms (Francia, 2008, 97') è la storia dei circa 20.000 zingari Rom che vivono nel ghetto di Nadejda, in Bulgaria. Un muro di cemento sormontato da filo spinato li separa dalla città di Sliven e un passaggio sotterraneo rappresenta l'unico punto di passaggio fra i due abitati. Anche se Sliven cerca di nascondere i suoi zingari, in periodo di elezioni le cose cambiano, perché il voto di così tante persone diventa un bene molto ambito, per cui si fa di tutto. Ovvio quindi che nel caffè di Stefka Nikolova quello della campagna elettorale sia l'argomento all'ordine del giorno. L'altro è quello che riguarda la segregazione scolastica, una barriera invisibile e molto più difficile da superare del muro del ghetto.
Il film ha vinto la Menzione speciale della Giuria del Prix Europa.
Nato nel 1971 a Parigi, Frédéric Castaignède ha studiato scienze politiche e relazioni internazionali, prima di partire per il Bangladesh, dove è rimasto per due anni come attaché culturale all'ambasciata francese. Nel 2000, ha cominciato a scrivere e a dirigere documentari, fra cui L’Autre mondialisation (2000), Le Proit ou la Vie (2004) e Contre toute impunité (2006). La cité des Roms (2008) è stato presentato al Cinéma du Réel di Parigi, al One World-International Human Rights Film Festival di Praga, al Festival internazionale del documentario di Londra e a Visions du Réel di Nyon.


giovedì 5 novembre 2009

Tracce di Muro: il 9 novembre

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Pian piano ci stiamo arrivando. Il 9 novembre, giorno dell'anniversario della caduta del Muro, è ormai prossimo ed è quindi il momento di parlare un po' dei film che la rassegna TRACCE DI MURO (da me co-curata) propone al suo pubblico. Si inizia alle 18.30 con una vera chicca: la proiezione in anteprima nazionale dei 5 cortometraggi finalisti del Berlin Today Award 2009, promosso dal Campus della Berlinale sul tema del “muro”: 5 viaggi intorno al mondo, 5 sguardi personali e divertiti fra i muri e le barriere che ancora (r)esistono.

Die Berliner Mauer (Il muro di Berlino) di Paul Cotter, Germania 2009, col., 12'.
Werner, un 75enne di Berlino, ha appena perso la moglie. Il giorno dopo il funerale, si reca nel campo abbandonato dietro casa, dove comincia a costruire un muro. Attorno al pezzo di terra, c'è un palazzone popolare, tipico esempio di edilizia comunista, dove vivono rifugiati e immigrati somali, curdi e kossovari. Ben presto, in molti si offrono di aiutarlo, ma nessuno sa quali siano le sue reali motivazioni...

BERLIN CALLING NELLE SALE ITALIANE

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È uscito finalmente il 6 novembre nelle sale italiane, grazie all'opera meritoria di Officine Ubu, l'ultimo film del regista tedesco Hannes Stöhr, presentato l'anno scorso in Piazza Grande al Festival di Locarno, BERLIN CALLING. Film particolare, in cui cinema e vita si mescolano. Il protagonista, infatti, è il dj Paul Kalkbrenner, che interpreta la parte del leggendario DJ ICKARUS.
Ickarus ritorna a Berlino dopo un estenuante tour mondiale. Con svariati album e incalcolabili esibizioni dal vivo alle spalle, Ickarus è diventato un'artista di culto. Nonostante sia completamente esausto, si butta assieme alla fidanzata Mathilde sul missaggio e il lancio del prossimo album. Quando presenta i nuovi brani alla sua etichetta, Alice, la manager della label, non è soddisfatta e gli suggerisce di lavorarci ancora. Frustrato e privo di energie dopo il tour, Ickarus continua a suonare in eventi locali, finché il suo spacciatore Pea gli vende una dose di ecstasy tagliata male che lo manda fuori di testa. Ikarus si ritrova nella stanza di un ospedale psichiatrico, mentre Mathilde non riesce più a gestire la situazione e lo lascia. Viene affidato alla supervisione della Dottoressa Petra Paul, un'esperta nel recupero dei tossicodipendenti, e si ritrova in compagnia di un folle gruppo di pazienti tossicodipendenti e persino di un suo fan... il giovane guardiano Alex. Anche se Ickarus non prende molto sul serio il programma di recupero della Dott.sa Paul, gli viene permesso di portare in clinica il suo computer per lavorare ai suoi pezzi. Nonostante ciò, Ickarus è fuori controllo e una notte riesce a uscire di nascosto per procurarsi della droga da Pea e far festa in qualche club. Questa ricaduta lo fa sprofondare ancora di più nel vortice della dipendenza. Durante una crisi distrugge l'ufficio della sua etichetta discografica per poi scivolare nella psicosi. Ickarus realizza finalmente di avere bisogno di aiuto e senza un posto dove andare, decide volontariamente di tornare in clinica. Sotto l'effetto di farmaci molto forti, l'unica via d'uscita rimasta a Ickarus è la sua musica: per questo si butta anima e corpo sulla scrittura di nuovi pezzi che lo aiutano a superare il difficile periodo di disintossicazione e che andranno a comporre il nuovo album, Berlin Calling, appunto.
Spiega il regista: “Di solito, i film sui musicisti parlano di qualche artista americano o inglese già morto. Che sia Jim Morrison, Charly Parker, Joe Strummer, Kurt Cobain, Brian Jones, Ian Curtis o Johnny Cash – la lotta che il musicista deve affrontare per farcela dipende sempre dal contesto e dal tempo in cui vive. In questo modo i film diventano ritratti di una società, diun modo di vivere, di un tempo storico. Ogni volta che si parla di un mito del rock, la lotta spesso autodistruttiva dell’artista diventa la metafora di una generazione, e la ribellione alla società è solitamente il tema principale. Per quanto mi riguarda, l’aspetto più interessante di questi ritratti è la dialettica “arte e follia”. Lo spettatore è attratto dallo stile di vita anticonvenzionale del protagonista. Si aspetta con crescente tensione il momento in cui l’artista perde il controllo, o per dirla in altro modo, lo si osserva mentre vola troppo vicino al sole. Non a caso i Led Zeppelin hanno usato la figura mitologica di Icaro come simbolo. Perché non raccontare per una volta la storia di un musicista tedesco? Addirittura di qualcuno ancora vivente? Perché occuparsi sempre del passato quando il presente è così interessante? Perché non fare un film su un compositore di musica elettronica? I musicisti della generazione di YouTube compongono con il computer, viaggiano per il mondo e non hanno bisogno di liriche per i loro pezzi. Vendono la loro musica su internet, cosa che li rende indipendenti dalle grandi major e fa circolare il loro nome fra gli appassionati di musica dance nel vasto, globalizzato, panorama internazionale. Berlin Calling non è un film biografico, quanto piuttosto un film che racconta la vita di un musicista nella Berlino di oggi. Un film sull’arte e la follia, l'ebbrezza e l’estasi, la speranza e il futuro, l’amicizia e la famiglia, la musica e la gioia di vivere e, naturalmente, sull’amore.”
Colonna sonora di Kalkbrenner, contenente anche un brano di Sascha Funke.



Hannes Stöhr
, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Di Hannes Stöhr, è possibile vedere nell'ambito della rassegna Tracce di Muro (Trieste, 21 ottobre - 18 novembre) il film BERLIN IS IN GERMANY. Il giorno 18 novembre nello spazio espositivo di Alpe Adria Cinema, il Cavò di via S. Rocco, 1. Info: www.alpeadriacinema.it, news@alpeadriacinema.it

http://www.myspace.com/berlincallingfilm
http://www.officineubu.com

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giovedì 29 ottobre 2009

TRACCE DI MURO: IL 38° PARALLELO

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Per il suo prossimo appuntamento, la rassegna TRACCE DI MURO si sposta in CAVò, il video-rifugio di Alpe Adria Cinema. Il prossimo mercoledì, 4 novembre, una serata particolare, tutta dedicata alla Corea, dove la barriera che separa nord e sud segue un confine geografico astratto, il 38° parallelo, tracciato all’inizio degli anni ‘50.
Si comincia alle 19.00 con
Grandmother's Flower
(Il fiore della nonna) di Jeong-hyun Mun, Corea del Sud, 2007, col., 89' (v.o. coreana, sott. inglesi).
Il documentario, presentato l'anno scorso al festival di Berlino, è un viaggio nella storia di una famiglia e di un popolo. Dopo la morte della nonna materna, avvenuta nel 2001, il regista scopre una serie di diari e di documenti che raccontano la complicata storia famigliare della donna. Comincia a ricostruirne le vicissitudini, scoprendo per esempio che la malattia mentale e la paranoia dello zio (uomo di cui aveva sempre avuto paura) erano state causate dallo shock subito dall'arresto e dalle torture subito dal fratello, il nonno del regista. Viene così lentamente a galla la storia di questa famiglia sud-coreana, perseguitata dalle autorità per le sue attività di resistenza al governo e per la vicinanza alla politica nord-coreana.
La storia della nonna, donna forte e combattiva che ha saputo sopravvivere a grandi lutti e alla perdita di una famiglia intera per motivi politici, diventa così la storia di un intero paese, del suo recente passato politico tumultuoso e violento e dei molti problemi ancora irrisolti.
Il film ha vinto il premio come Miglior documentario al festival internazionale di Pusan. (leggi la recensione su Variety di Derek Elley, in inglese)



Mun Jeong-hyun è nato a Kwang-ju (in Corea) nel 1976. Dopo gli studi di architettura e cinema, ha realizzato nel 2003 il suo primo documentario, Back to My Hometown. GRANDMOTHER’S FLOWER è il suo quarto lavoro.

Alle 21.00, rimaniamo in Corea con il film di un grande autore, Park Chan-wook:
J.S.A. - Joint Security Area (Area Comune di Sicurezza), Corea del Sud, 2000, col., 110', con (v.o. coreana, sott. inglesi).
Non c'è nulla di più simbolico della divisione delle due Coree del ‘Ponte del non ritorno’ di Panmunjom, zona demilitarizzata al confine fra i due stati. Un giorno, una guardia di confine viene uccisa da un colpo di fucile. I sospetti si concentrano su un soldato sud-coreano, che viene ritrovato ferito nel bel mezzo della “terra di nessuno”. L'incidente avrà delle gravi ripercussioni perché entrambi i paesi considerano l'incidente come un atto di provocazione voluta. Il Nord accusa il Sud di aver commesso un “attacco terroristico” mentre il Sud sospetta che il Nord abbia tentato un rapimento. Si appellano così all'autorità degli stati neutrali (NNSC) in cerca di aiuto e chiedono a loro di investigare sul caso. Viene incaricata di svolgere le indagini il capitano Sophie E. Jean, una coreana che ha studiato Legge a Ginevra e che attualmente presta servizio nell'esercito svizzero. Fin da subito, Sophie si trova davanti a un mucchio di ostacoli perché i due paesi si rifiutano di cooperare con lei in alcun modo. Solo dopo aver superato queste resistenze da parte delle autorità dei due stati, il capitano riesce a incontrare i due principali testimoni, l'ufficiale semplice Lee Soo-Hyuk e il sergente nord-coreano Oh Kyung-Pil. Quando Sophie E. Jean li interroga, però, i due forniscono un resoconto del tutto discordante dell'accaduto. La questione si fa sempre più misteriosa e ingarbugliata, soprattutto dopo che il testimone che è accorso per primo sul luogo dell'incidente, un soldato di nome Nam Sung-Shik, cerca di suicidarsi subito dopo aver rilasciato la propria dichiarazione...
Presentato a Berlino e al Far East del 2001, campione assoluto di incassi in Corea, il film nasce come adattamento per il grande schermo del romanzo DMZ di Park Sang-yun.
Park Chan-wook (nato nel 1963 a Seoul, nella Corea del Sud) è approdato al cinema dopo gli studi in filosofia. È arrivato alla notorietà internazionale proprio con JSA – Joint Security Area (Gongdong kyeongbi gooyeok JSA, 2000), uno dei primi film a lanciare uno sguardo inedito, libero da schematismi, sul problema della divisione fra le due Coree. Da quel momento è stato un susseguirsi di successi, fra cui spicca l'incredibile “trilogia della vendetta”: Sympathy for Mr. Vengeance (Boksuneun naui geot, 2002), Old Boy (Oldeuboi, 2003), e Sympathy for Lady Vengeance (Chinjeolhan Geumjassi, 2005). Old Boy ha vinto il Gran premio della Giuria a Cannes. Nel 2006 è stata la volta di I’m a Cyborg, But That’s OK (Ssaibogeujiman kwaenchanha, 2006). Quest'anno, a Cannes, ha presentato Thirst (Bakjwi), Premio della Giuria in cui ritorna il Song Kang-ho di JSA.

Ricordiamo che l'accesso alle proiezioni di Cavò è gratuito e RISERVATO ai soci di Alpe Adria Cinema. Per info su come si diventa soci: news@alpeadriacinema.it

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema

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domenica 25 ottobre 2009

Parole (e disegni) per abbattere i muri

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Alle ore 16.00, presso la Biblioteca Statale di largo Papa Giovanni XXIII a Trieste inaugura domani la mostra delle illustrazioni di Henning Wagenbreth, meraviglioso corredo visivo al libro 1989 - Dieci storie per attraversare tutti i muri (Antologia per giovani lettori sul Muro), che viene anche presentato domani.
La penna di dieci grandi scrittori e la matita di Henning Wagenbreth, grande illustratore dell'avanguardia tedesca, per un ideale, enorme graffito contro l´intolleranza. Per dieci racconti, ricchi di fantasia e colorate suggestioni, contro il tetro grigiore dei muri. Berlino.Israele-Cisgiordania. Stati Uniti-Messico. Corea del Nord-Corea del Sud. Cipro greca-Cipro turca. Spagna-Marocco. Arabia Saudita-Yemen. India-Pakistan. Thailandia-Malesia. Botswana-Zimbawe. Belfast. Bagdad. Hoek Van Holland. Padova: muri famosi e quasi sconosciuti, grandi e piccoli.

giovedì 22 ottobre 2009

TRACCE DI MURO: I NUOVI MURI

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Il secondo film che presentiamo lunedì 26 ottobre per TRACCE DI MURO è Mur (Il muro) di Simone Bitton, Francia-Israele, 2004, col., 96' (v. italiana)
Intenso e doloroso, il documentario della Bitton è incentrato sulla lunga barriera eretta dal governo Sharon con l'intento di impedire gli attentati terroristici: una riflessione cinematografica sul conflitto israeliano-palestinese in cui la regista sfuma i confini dell'odio affermando la sua doppia identità di ebrea e di araba. Nel cantiere del muro che imprigiona un popolo e ne cinge un altro, parole quotidiane e canti sacri, in ebraico e in arabo, sfidano i discorsi della guerra, oltrepassando il rumore assordante dei bulldozer. Presentato alla Quinzaine des Realisateurs, il film ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Sundance, il Gran Premio al Festival internazionale del documentario di Marsiglia e il Premio Pesaro Nuovo Cinema.
Simone Bitton è nata nel 1955 in Marocco. Nel '66 si è trasferita in Israele e ha prestato servizio militare nella la Guerra del Kippur; si è poi trasferita a Parigi e nel 1981 si è diplomata presso la scuola di cinema IDHEC. Parla perfettamente l’ebraico, l’arabo e il francese. Attualmente vive tra Gerusalemme e Parigi. Ha diretto più di 15 documentari. Il suo lavoro varia dall’inchiesta storica al reportage in prima persona e il ritratto intimo di autori borderline, artisti e politici. Tutti i suoi film dimostrano un profondo impegno personale e professionale nel rappresentare le culture e la complessa storia del Medioriente e dei Paesi Nord Africani. Nel 2004 ha vinto il Premio “Pesaro Nuovo Cinema” con il documentario Mur. Fra i suoi lavori Citizen Bishara (2001), Ben Barka, L'Èquation marocaine (2001), L'Attentat (1998) Mahmoud Darwich: et la terre, comme la langue (1997), Palestine, histoire d'une terre (1993) Il nuovo film, Rachel, è stato presentato alla Berlinale nella sezione “Forum”. (fonte della bio-filmo: Catalogo ufficiale della Mostra del nuovo cinema di Pesaro).
A proposito di Mur, ha dichiarato: “Gli spettatori non sono delle pagine bianche, sanno un sacco di cose su questo paese, su questa guerra. Hanno le loro opinioni, talvolta forse troppo nette, altre volte del genere che non condivido. Non ho realizzato questo film per convincere questo genere di persone o per discutere con loro. Volevo solo condividere le mie sensazioni, quello che ho nel cuore. Volevo mostrare loro quello che io vedo e,allo stesso tempo, mostrarmi a loro. Il muro che ho filmato è parte di me almeno quanto lo è dell'orizzonte mentale e fisico delle persone che compaiono nel film. In un certo senso, questo muro è il segno del nostro fallimento. Mur è un film politico in quanto tutto è politico, ma non parla di politica. Parla di me, di noi. Al di là della tragedia che colpisce il Medio Oriente, l'ho voluto fare per ricordare quello che avviene altrove nel mondo fra ricchi e poveri, potenti e deboli, democratici e chi democratico non è, fra quelli che hanno tutto e quelli che non hanno nulla. Ovunque, i deboli vogliono oltrepassare i muri che sono stati eretti per tenerli a distanza e ovunque i potenti temono moltissimo di ritrovarsi al posto dei deboli, come se la felicità di qualcuno si potesse realizzare solo a costo di privazioni e confinamenti di altre persone. Capita talvolta che i potenti siano così spaventati dai deboli che farebbero qualunque cosa che giustifichi le loro paure e trasformi i deboli in una minaccia reale. La pace arriverà. Come sempre. Ma per ora, quella che ci aspetta è un'epoca di muri e sento che sarà terribile.”

Sito inglese del film: http://www.wallthemovie.com/

Lunedì 26 ottobre Cinema Ariston - Trieste
ore 20.30

Il programma completo di TRACCE DI MURO è consultabile e scaricabile dal sito di Alpe Adria Cinema.