martedì 1 dicembre 2009

Il cielo sopra Minsk

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Il livello di democrazia è sempre difficile da giudicare per chi vive dall'interno un sistema sociale. Spesso, è utile osservare il proprio paese da una prospettiva esterna per poterne vedere i limiti. A volte, però, la situazione è tale che i problemi e le difficoltà risultano evidenti anche senza questo esercizio di distanziamento. Gli strumenti per parlare di questo disagio sono diversi, ma sicuramente il cinema è uno dei mezzi principali per trasmettere in modo immediato la fatica di vivere in un paese "problematico". E' questo sicuramente il caso della Bielorussia, considerata - a dispetto di quello che può pensare qualcuno nostalgico di plebisciti e maggioranze "bulgare" - l'ultima dittatura d'Europa.
Negli ultimi anni sono stati prodotti diversi documentari che raccontano, da prospettive diverse, la vita in questo paese. Noi ne consigliamo due, diversi ma contraddistinti dalla stessa vena ironica. Il primo è stato presentato in concorso documentari al Trieste Film Festival nel 2008, mentre il secondo faceva parte della sezione di quest'anno "Muri del suono" - documentari musicali dall'Europa centro-orientale. Entrambi sono produzioni non bielorusse.



PLOŠČA (Piazza Kalinovski) di Jurij Chaščevatskij, Estonia 2007, Betacam SP, col., 73’, v.o. russa - bielorussa
Sceneggiatura: Jurij Chaščevatskij, Evgenij Budinas, Sergej Isakov. Fotografia: Vladimir Petrov, Sergej Gelbach. Montaggio: Dmitrij Pivovarov, Kaspar Kallas. Suono: Tiina Andreas, Vasilij Šitikov. Voce narrante: Jurij Chaščevatskij. Produzione: Baltic Film Production. Distribuzione internazionale: Deckert Distribution.

Un ironico commento fuori campo – che è poi quello del regista stesso – descrive gli eventi legati alle elezioni presidenziali in Bielorussia del 2006. Girato con una videocamera nascosta, raccogliendo opinioni diverse, mettendo a confronto diversi avvenimenti storici, mostrando materiale video girato durante gli anni di governo di Lukashenko, il documentario cerca di spiegare l’attuale situazione politica in Bielorussia. Davanti agli occhi dello spettatore scorrono le immagini della piazza principale di Minsk, Piazza Ottobre (ribattezzata per l’occasione Piazza Kalinovski, dal nome dello scrittore che guidò nel 1863 la rivolta bielorussa contro i Russi), occupata dagli oppositori di Lukashenko, subito dopo la sua dubbia vittoria, giorno e notte fino alle cariche della polizia; ma anche poliziotti e agenti del servizio segreto che filmano i contestatori e organizzano ‘spontanee’ contro-dimostrazioni. Ma nel documentario non c’è solo l’assurdità del
regime di Lukashenko, ci sono anche le reazioni del popolo bielorusso, da quelle della giovane e ottimista studentessa Dasha a quelle degli abitanti delle campagne, che nonostante tutto il loro lamentarsi sul gas, l’elettricità e il cibo che scarseggiano, continuano a dichiarare il loro pieno appoggio al Presidente.



Jurij Chaščevatskij
è nato a Odessa nel 1947 e ha lavorato come meccanico per diversi anni inUcraina, prima di stabilirsi a Minsk (oggi in Bielorussia) con la famiglia. A 25 anni viene assunto alla televisione di Stato come sceneggiatore. Decide quasi subito di dedicarsi al genere documentario. Perseguitato dalle autorità fin dall’uscita del suo primo documentario sul presidente bielorusso Lukashenko (Obyknovennyj prezident, 1996), Chaščevatskij diventa tuttavia un noto cineasta nel suo paese, e i suoi flm vengono presentati nei festival di tutto il mondo. È membro dell'Accademia della televisione e della radio euroasiatica. Fino a oggi ha realizzato più di venti fra film e documentari.

MUZYCNA PARTYZANTKA (Partigiani in musica) di Mirosław Dembiński, Polonia, 2007, Betacam SP, col., 53’, v.o. bielorussa – polacca
Soggetto, montaggio: Mirosław Dembiński. Fotografia: Maciej Szafnicki, Michał Slusarczy
Remigiusz Przełożny, Dariusz Zału. Musica: Tarpacz, NRM. Suono: Filip Różański. Interpreti: Svietlana Sugako, Pit Palau, Lavon Volski. Produzione, distribuzione internazionale: Film Studio “Everest”.

I giovani sono la componente della società più sensibile ai cambiamenti. La cosa più importante per loro è la democrazia, un bene di prima necessità che però scarseggia in Bielorussia. Altrettanto impor tanti sono la lingua e i simboli nazionali bielorussi, vietati da Lukashenko perché considerati segno distintivo di contadini e oppositori e divenuti per questo curiosamente di “moda” fra i giovani. il rock gioca un ruolo interessante in questo contesto, in quanto permette ai ragazzi di esprimere il loro desiderio di libertà non solo in un contesto sociale, come capita facilmente altrove, ma anche in quello politico. È chiaro quindi che i testi delle canzoni, rigorosamente in bielorusso e radicati nelle tradizione nazionale, vengono considerate dal governo una provocazione ed ecco perché nei concerti spesso si vede sventolare la bandiera bianca e rossa (ufficialmente proibita) e si sente ripetere con forza “Bielorussia vive!”.



Mirosław Dembiński
è nato a Bydgoszcz nel 1959. Dopo essersi laureato in matematica presso l’Università “Niccolò Copernico”, ha iniziato a lavorare come docente presso la facoltà di matematica della stessa università, rimanendovi per tre anni. Nel 1986, si è iscritto alla facoltà di regia della scuola di cinema di Łódź, dove si è fermato a lavorare in qualità di assistente dopo il diploma e dove tiene tuttora corsi sul documentario. Nel 1991 intraprende l’attività di produttore indipendente dando vita a Film studio “Everest”, che ha al suo attivo 44 cortometraggi (soprattutto documentari), premiati in diversi festival internazionali e trasmessi da una dozzina di emittenti televisive europee. Come regista, ha realizzato diversi documentari (fra cui il pluripremiato Lekcja białoruskiego - Una lezione di bielorusso, visibile integralmente su YouTube) e film per la televisione.

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