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venerdì 5 marzo 2010

Capitalismo? No, grazie

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Su La Stampa esce un interessante articolo di ALESSANDRO ALVIANI, dal titolo "Goodbye Lenin? No, grazie". Alviani racconta il curioso esperimento di un gruppo di studiosi tedeschi che ha scelto Wittenberge (città del Brandeburgo, famosa per essere stata sede degli stabilimenti Singer, da non confondere con la ben più nota Wittenberg) per un enorme progetto sociologico: un'immersione durata 3 anni, dal 2007 alla fine del 2009, che ha visto 28 tra sociologi ed etnologi tedeschi studiare da vicino la vita della città. Lo scopo? Capire come i suoi abitanti hanno reagito allo shock della riunificazione della Germania, come sono sopravvissuti alla deindustrializzazione dell'area, su cosa si fonda la loro idea di "comunità", in breve cos'ha determinato il "terremoto" storico da cui è nata la Germania di oggi. I risultati, pubblicati su "Die Zeit", sono molto interessanti. Riportiamo un estratto dell'articolo di Alviani, che si può leggere integralmente QUI:

venerdì 5 febbraio 2010

Anche nella DDR c'era la poesia

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Esce oggi, per Isbn edizioni, 100 POESIE DALLA DDR, a cura di Christoph Buchwald e Klaus Wagenbach, tradotto da Achille Castaldo, Giovanni Giri, Cristina Vezzaro

A vent’anni dalla caduta del Muro, uno sguardo sulla DDR attraverso le poesie, le elegie, gli inni, le ballate e le filastrocche più belle, quelle famose e quelle sconosciute, quelle ufficiali e quelle proibite. Da Bertolt Brecht a Heiner Müller, da Wolf Biermann alla scena di Prenzlauer Berg. Divisa in tre sezioni, più un prologo e un epilogo, questa antologia ci porta a spasso attraverso quarant’anni di storia tedesca, dalle prime poesie antifasciste al surrealismo e alla satira degli anni ottanta; dalle speranze degli inizi al commiato della Svolta nel 1989. Ne risulta un quadro quotidiano e multiforme della ddr in cui non ci è dato sapere quali fossero le poesie vietate né quali fossero i poeti dichiaratamente di Partito – al lettore il compito di provare a tracciare la linea di frontiera tra i due mondi: quello esibito della dittatura e quello nascosto della dissidenza.

lunedì 23 novembre 2009

Pubblici discorsi sulla DDR

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Nel ventennale della caduta del muro escono in Italia i primi volumi panoramici dedicati alla letteratura e alla storia della DDR: L’invenzione del futuro. Breve storia della letteratura della DDR dal dopoguerra a oggi, a cura di Michele Sisto (Scheiwiller), e La DDR. Una breve storia 1945-1990 di Ulrich Mählert, tradotta e curata da Andrea Gilardoni e Karin Birge Gilardoni-Büch (Mimesis). I libri vengono presentati mercoledì 25 novembre, alla biblioteca comunale di Trento, in via Roma 55, alle ore 17. L’incontro – durante il quale saranno presentati anche i volumi Identità e memoria. Lo spazio autobiografico nel periodo della riunificazione tedesca di Daniela Nelva e Mappe della memoria. L’ultima generazione tedesco-orientale si racconta di Tiziana Gislimberti (entrambi Mimesis 2009) – è introdotto da un pubblico discorso di PAOLO NORI.

domenica 18 ottobre 2009

Tracce di Muro: pronti al via!

Pin It Ieri, sul Piccolo di Trieste:

Domani, finalmente, si parte. I due film che io e l'amica Tiziana Ciancetta abbiamo scelto per aprire questa seconda parte di Tracce di Muro (terza, se contiamo anche la giornata dedicata al tema durante il Trieste Film festival dello scorso gennaio) sono pensati per essere visti in successione perché legati da un'unica riflessione ovvero su cosa si fonda l'esistenza di un sistema sociale?
Il primo titolo, Good Bye Lenin! di Wolfgang Becker, lo potremmo definire ormai un classico. Ci sembrava doveroso ripartire da questo film perché, secondo noi, mette bene in evidenza quello che è il senso di questo percorso autunnale di Tracce di Muro: per abbattere un muro ci vuole molto tempo e anche dopo che ci si è riusciti occorre tener conto del fatto che, oltre al muro vero e proprio, non si può dire di averlo eliminato per sempre fino a quando non lo si toglie anche dalla testa delle persone.

lunedì 28 settembre 2009

THOMAS HEISE AL FESTIVAL DEI POPOLI

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Thomas Heise è il cineasta tedesco che ha, con maggior cura e determinazione, documentato il passaggio di consegne dalla Germania della RDT alla caduta del muro e alla successiva riunificazione. Nato nel 1955, il regista è stato per anni oggetto di violenta censura da parte degli organismi cinematografici ufficiali. Solo negli ultimi anni è stato possibile vedere i suoi primi lavori e ricostituirli su altri formati dopo che i negativi originali erano stati distrutti. La sua opera più recente, il pluripremiato Material (primo premio al FID Marseille 2009) è un'opera straordinaria, che ha attirato l’attenzione dei maggiori festival internazionali e degli addetti ai lavori.
Autore di una filmografia nella quale confluiscono analisi politica, autobiografia, indagine sociologica, sperimentazione e studio ambientale, Heise, discepolo del drammaturgo Heiner Müller, affronta uno snodo di cruciale importanza per rilanciare le ragioni di un cinema che sia in prima persona e al tempo stesso proiettato all’esterno, a confrontarsi con un presente contraddittorio e complesso. Il Festival dei Popoli, in occasione della sua 50° edizione, gli dedicherà una retrospettiva. Thomas Heise sarà anche protagonista di un workshop della durata totale di sedici ore, che si svolgerà nell’arco di due giorni (sabato 7 e domenica 8 novembre) durante il quale il regista affronterà gli aspetti cinematografici e politici del suo lavoro. Sarà un’opportunità unica per confrontarsi con l’urgenza di un cinema che propone al documentario contemporaneo una sfida radicale e appassionante.
Le iscrizioni al workshop sono a numero chiuso. Il costo complessivo è di 150 euro. Gli iscritti avranno diritto all'accredito, valido per tutta la durata della manifestazione, e riceveranno una copia del catalogo del Festival. Per partecipare, inviare una richiesta di iscrizione e un curriculum vitae a: festivaldeipopoli@festivaldeipopoli.191.it

Nato nel 1955 a Berlino Est, Thomas Heise è uno dei più importanti documentaristi tedeschi viventi. La sua carriera è strettamente legata alla sua biografia, cominciata come tipografo («nella DDR la professione di tipografo equivaleva ad una scelta di fallimento sociale » sostiene Heise in una conversazione con Erika Richter) e proseguita come assistente alla regia nel 1975. Dopo essersi formato alla HFF/B (L’Accademia di Film e Televisione di Potsdam-Babelsberg) nel 1983, realizza il suo primo film intitolato Wozu denn über diese Leute einen Film, un documentario realizzato interamente con materiali reperiti nel circuito del mercato nero. A partire dal 1983 Heise lavora come scrittore e regista di teatro, di radiodrammi e di documentari. Per tutto il periodo d’esistenza della DDR i suoi lavori sono stati bloccati, distrutti o confiscati perché – così recitava il linguaggio dell’epoca – contenevano “significati operativi” non in linea con i principi del regime. In quegli anni, oltre a produrre alcuni film come Eisenzeit e Vaterland, inizia una importante collaborazione con il celebre drammaturgo Heiner Müller. In seguito, continua a formarsi all’Accademia di Belle Arti di Berlino e a partecipare come regista a numerose produzioni. E’ dagli anni ’90 che i lavori di Heise hanno cominciato ad attirare l’attenzione della critica nazionale ed internazionale, in particolare il suo ultimo lavoro, Material, è stato accolto con grande favore ed interesse.
I primi film di Thomas Heise si occupano principalmente di descrivere le dinamiche sociali e l’apparato burocratico della DDR. Dalla fine degli anni ’80 la sua attenzione si sposta sui cambiamenti che interessano gli individui, le famiglie e le comunità coinvolte nel processo di riunificazione della Germania. In questo senso vanno interpretati i riferimenti ai fenomeni di privatizzazione, di riorganizzazione industriale, di disoccupazione, di crescita del radicalismo di destra, ecc.
I documentari di Heise sono caratterizzati dal preciso ed insistente tentativo di guardare alle cose, piuttosto che alle idee o ai principi. Per questa ragione, Heise stabilisce una modalità di lavoro basata sulla relazione con l’oggetto-soggetto dei suoi film, cercando di evitare da una parte le forme introspettive, dall’altra i rischi di sovrainterpretazione. Nei suoi film Heise si pone al centro del punto di convergenza dei fenomeni storici ma ai margini della società: ovvero nei luoghi in cui gravitano delle esistenze mai rappresentative ma sempre significative. E densi di significato sono i neonazisti della Germania Est raccontati in Stau, la spia di Barluschke, gli adolescenti ribelli di Eisenzeit o il piccolo villaggio di Vaterland. Soggetti, luoghi e oggetti che portano in luce quella moltitudine sociale, politica e storica nascosta ancora oggi negli interstizi della Germania contemporanea.

La presenza a Firenze di Heise si inscrive nell'iniziativa PRIMA O POI TUTTI I MURI CADONO, una serie di manifestazioni organizzate dalla Regione Toscana con il coordinamento della Mediateca Regionale Toscana Film Commission, in occasione del ventennale dalla caduta del muro di Berlino (Info: http://www.mediatecatoscana.it/)

(Fonte: sito ufficiale del Festival dei popoli)

questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

venerdì 8 maggio 2009

THE SUNNIER SIDE OF EAST GERMANY

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All'inizio, quando io e la collega Tiziana Ciancetta abbiamo cominciato a ragionare sulla possibilità di dedicare una rassegna cinematografica all'anniversario della caduta del Muro di Berlino, pensavamo sinceramente che non ce l'avremmo mai fatta. A lungo, ci siamo chieste se a qualcuno sarebbe interessato vedere o rivedere film che raccontano quello che c'è stato prima, durante e dopo quel 9 novembre del 1989, cosa significava vivere col Muro e come è cambiato il mondo da allora. Forse, ci siamo dette, è passato troppo tempo, le urgenze sono altre, la crisi avanza (e nemmeno noi ce la passiamo troppo bene!), magari la gente ha altro a cui pensare. Poi, c'è stata la prima giornata. Abbiamo scelto di aprire con un documentario pressoché muto, girato negli stessi giorni della caduta, un film lungo, intenso, documento straordinario della fine di un'epoca, una diretta dalla Storia. A seguire Il cielo sopra Berlino, capolavoro che tantissimi dicono di aver visto, ma chissà poi quanto questo sia vero. Personalmente, non vedevo il film da qualche anno e le ultime volte era sempre stato in DVD, avevo dimenticato la bellezza e la purezza delle immagini, la profondità del racconto, il genio di Wenders. In sala c'erano molte persone, moltissimi i giovani, diversi - alla fine della proiezione - ci hanno ringraziato per la selezione, è stato veramente bello. Uno di quei momenti troppo rari in cui ti dici "sto facendo esattamente quello che voglio fare". La seconda giornata è andata ancora meglio, i film erano molto diversi (l'unico film gay girato nella DDR ed Hedwig, pop intelligente all'ennesima potenza), così come i volti del pubblico, grande la nostra felicità! Adesso ci fermiamo un po', lasciamo spazio agli amici del Nodo e al loro festival del documentario (cui abbiamo già dedicato un post). Ritorneremo il 18 con un altro capolavoro assoluto, Berlino - Sinfonia di una grande città di Walter Ruttmann, Germania 1927, e il rifacimento di Thomas Schadt del 2002 . Siamo molto curiose di vedere se anche allora le persone arriveranno, forse saranno ancora diverse, di altre età, altri interessi, altri gusti. Non c'è che dire, questo viaggio nel tempo si sta rivelando molto interessante e divertente. Ci abbiamo preso così gusto che ci dispiaceva lasciar passare così tanto tempo fra il 4 e il 18 maggio e così abbiamo deciso di fare tappa intermedia a Cavò, che non è solo il nome di questo blog, ma anche del rifugio video-espositivo di Alpe Adria Cinema, il nuovo spazio esclusivo riservato ai soci di AAC. Una tappa all'insegna della leggerezza e della musica con SONNENALLEE, un film del 1999 di Leander Haussmann, che racconta la vita quotidiana di un gruppo di ragazzi di Berlino Est, che fra scherzi, primi amori, non riescono a decidersi tra le tentazioni dell’Ovest - la musica rock - e l’impegno nella gioventù del Partito Comunista. E il Muro non riesce a fermare la loro voglia di divertirsi, di ascoltare musica e di ballare...
ORE 21.00, VIA SAN ROCCO 1. Possono assistere solo i soci, che sanno già come funziona. A tutti gli altri diamo appuntamento lunedì 18 maggio al Cinema Ariston!


Sonnenallee - The Letter - MyVideo

"Sonnenallee (letteralmente Strada del sole) è il nome di una strada di Berlino divisa un tempo dal Muro. Uno dei suoi estremi finiva appunto nella Germania est, dov’è ambientato l’omonimo film di Leander Haußmann. Benché sia uscito già da qualche mese, il film alimenta ancora molte polemiche nell'ex Germania orientale, dove il ricordo delle persone che sono rimaste uccise nel tentativo di attraversare il confine fra le due Germanie e gli atteggiamenti intimidatori della polizia segreta è ancora vivo e doloroso. La storia fornisce, comunque, spunti preziosi su quella che era la vita quotidiana in una piccola zona di confine della vecchia Berlino. (…) Benché la commedia sia centrata soprattutto sulla divisione fra est e ovest e sulla situazione politica tedesca degli anni ’70, il film è di quelli senza tempo e potrebbe essere ambientato ovunque. Le insicurezze e i sogni tipici della gioventù e le situazioni comiche che ne derivano sono universali. Non si può che provare simpatia per i personaggi e lasciarsi travolgere da un generale senso di allegria. Benché questo sia il debutto di Leander Haußmann dietro la macchina da presa dopo anni di lavoro in teatro, il prodotto è ben riuscito e vivace e si sente che il regista è riuscito a gestire fino in fondo il passaggio dal palcoscenico al cinema.
Secondo uno dei due co-produttori, Katrin Schlösser della "ö"-Filmproduktion, uno degli intenti del film era quello di mostrare che anche gli adolescenti cresciuti all’est si sono divertiti. La maggior parte della troupe, compreso il regista e il produttore, sono cresciuti là. La trama non è sempre così leggera e non vuole sostenere l’idea che quelli fossero bei tempi, semplicemente è una richiesta di riconoscimento dell’est verso l’ovest che anche l’esistenza dei giovani tedeschi della DDR aveva i suoi lati buoni. Dal punto di vista di qualcuno che non vive in Germania, quello che conta è la gioia che irradia da questo film, la sensazione di speranza e di fiducia che il bene prevarrà che infonde nello spettatore. In questo senso, la sequenza di ballo finale è così assurda che quasi ti viene voglia di alzarti e ballare fra le sedie. Magari Sonnenallee non avrà la trama più originale del mondo, ma gli standard produttivi sono alti e gli attori bravi, per cui se volete sentirvi bene e volete farvi un’idea – per quanto limitata – di cosa può aver significato crescere a Berlino Est questo film è ciò che fa per voi."
Traduzione dall’originale di Elke de Wit ("The Sunnier Side of East Germany", Central Europe Review, vol. 2, n. 9, 06/03/2000)

questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema