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venerdì 4 maggio 2012

Condivido ergo sum: Twitter, il pensiero e la conversazione

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Udine, 6 maggio, prima giornata di una manifestazione che si chiama Vicino/lontano.
Alle 21.30 è in programma il confronto “Dove va la filosofia?”, fra Pier Aldo Rovatti e Maurizio Ferraris. Dopo mezz'oretta di fila e di ritardo sul programma, entriamo. La chiesa di San Francesco è strapiena e, come mi capita sempre in occasioni simili, mi stupisco della sproporzione numerica che c'è fra chi va a sentire dei filosofi parlare e il numero degli iscritti alle facoltà di Filosofia. Forse, la spiegazione sta nella frase con cui esordisce Rovatti: vi aspettavate un duello? Resterete delusi, perché anche se sul programma c'è scritto “confronto” e nonostante il fatto che da mesi ci lanciamo frecciate più o meno cattive dalle pagine di libri e giornali, noi non ci piegheremo alla logica del contraddittorio, dell'arena, del sangue. In breve, non siamo in televisione. (Le cose non sarebbero poi andate così, ma non è di questo che voglio parlare qui).

sabato 29 maggio 2010

Renzo e Lucia ai tempi di Facebook

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“Io ho sentito dire da gente che sa, e anzi ne ho veduto io un caso, che, per fare un matrimonio, ci vuole bensì il curato, ma non è necessario che voglia; basta che ci sia.
- Come sta questa faccenda? - domandò Renzo.
- Ascoltate e sentirete. Bisogna aver due testimoni ben lesti e ben d'accordo. Si va dal curato: il punto sta di chiapparlo all'improvviso, che non abbia tempo di scappare. L'uomo dice: signor curato, questa è mia moglie; la donna dice: signor curato, questo è mio marito. Bisogna che il curato senta, che i testimoni sentano; e il matrimonio è bell'e fatto, sacrosanto come se l'avesse fatto il papa. Quando le parole son dette, il curato può strillare, strepitare, fare il diavolo; è inutile; siete marito e moglie.”