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domenica 13 gennaio 2013

Torna il Trieste Film Festival. E c'è anche Muri del suono!

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Ieri è stata presentata nei bellissimi spazi del Magazzino delle idee (già il nome promette bene) la 24a edizione del Trieste Film Festival. Anche quest'anno, pur se fra molte difficoltà, il festival triestino che resistendo porta per il ventiquattresimo anno di fila in Italia il meglio della produzione cinematografica dell'Europa centro-orientale, mostra al suo pubblico un anno di ricerca, lavoro, passione. Dal 17 al 23 gennaio, presso il Teatro Miela e la Sala Tripcovich. C'è anche MURI DEL SUONO, felicemente curato dalla sottoscritta :)


La tradizione


Come da tradizione, il cuore del programma è rappresentato dai concorsi internazionali, dedicati a lungometraggi, documentari (tutti anteprime italiane) e dai corti, a cui anche quest’anno si aggiunge una selezione non-competitiva di 13 cortometraggi di animazione (fra cui l’anteprima assoluta De versicoloribus naturalium ludis del giovane regista russo Artem Ludyankov, prodotto da Fabrica – Benetton).

Il programma del festival, come sempre, include numerosi eventi speciali. Ne cito tre che mi stanno particolarmente a cuore: il ricordo di un grande film che compie mezzo secolo, Il sorpasso di Dino Risi, riproposto anche nel documentario dedicatogli da Gloria De Antoni (L’estate di Bruno Cortona) e poi l’ironico e appassionante monologo su cinema, ideologia e psicanalisi del mitico filosofo-cinéphile Slavoj Žižek, protagonista del film The pervert’s guide to ideology di Sophie Fiennes, e infine un focus sul cinema ungherese, per sottolineare la drammatica situazione culturale che il paese sta vivendo, con alcuni tra i lavori più significativi prodotti nel 2012.

giovedì 19 gennaio 2012

Sono un(a) ribelle, mamma

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Ci risiamo. Un'altra edizione del Trieste Film Festival apre le porte (questa sera, ed è la 23a volta, mica noccioline) a una settimana di cinema pressoché invisibile nelle sale italiane: documentari, fiction, cortometraggi, animazione (quest'anno non li ho contati, ma credo che siamo sui soliti 120 circa); anteprime italiane, scoperte di esordienti e riscoperte di grandi autori; eventi collaterali, incontri con gli autori, presentazioni di novità editoriali, ecc. Il tutto proveniente dai paesi dell'Europa centro-orientale.
Ci saranno autori esordienti (non solo fra i giovani, ma anche il recentemente scomparso Havel) che promettono grandi cose, autori famosi (il Manchevski di Prima della pioggia, fra gli altri) e premi Oscar che a Trieste verranno a tenere una masterclass (come István Szabó).
Contro ogni previsione, ci sarà anche una coda di quella che altrove ho definito senza pentirmene “una delle cose più belle che mi sento di aver fatto nella mia vita... la scusa che ho trovato per coniugare la mia passione personale per la musica con quella per il cinema ... una creatura strana, assolutamente indipendente e libera che il festival mi ha permesso di far crescere”. La presenza di Muri del suono/Walls of Sound, selezione dedicata ai film musicali prodotti nell'Europa centro-orientale, all'interno del festival di quest'anno è stata anche per me una sorpresa.

martedì 18 gennaio 2011

Una conferenza stampa vista da lontano

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Come ogni anno, me la sono persa. Dopo mesi di lavoro, tribolazioni, sangue e lacrime, viene presentata al pubblico la nuova edizione del festival di cinema con cui lavoro da 8 anni. E io, che curo pure una sezione, non ci sono. Mi trovo invece in tipografia, dove stiamo correggendo con l'amica Tiziana le bozze del catalogo della manifestazione. Perché si sa, nei festival piccoli bisogna adattarsi a fare più cose e rimboccarsi le maniche, come ti senti dire da quegli assessori che ti tagliano i fondi con la scusa che con la cultura non si mangia. Io per mangiare ci mangio, pago pure le bollette e il mutuo, ma si vede che sono un'eccezione. Sto uscendo dal seminato, scusate. La conferenza stampa, dicevo. Mentre noi cerchiamo di capire con l'impaginatore come impostare graficamente una scheda, togliamo virgole e cambiamo parole, dall'altra parte della città si sta presentando la ventiduesima edizione del Trieste Film Festival.

martedì 27 aprile 2010

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I ♥ VYNIL

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To Have & To Hold - Taster Tape from Jony Lyle on Vimeo.

To Have & To Hold is a 'musicmentory' to celebrate the age of vinyl records...including interviews, fresh graphics and good music. Directed by Jony Lyle for Goosepimple Productions 2010.

Join our Facebook page 'To Have & To Hold' with updates and pics, here...

martedì 13 aprile 2010

Ritorna il musical e parla russo!

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Ecco la bella recensione di STILJAGI scritta da Erica Culiat per il numero di marzo/aprile della rivista "Musical". Son soddisfazioni :-)



recensione Stiljagi-Hipsters

Per chi si è perso l'anteprima italiana all'ultimo Trieste Film Festival, ecco due clip:






questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

lunedì 22 marzo 2010

WANDERING SOUL O LO SPIRITO DEL TEMPO

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È con grande gioia che apprendo la notizia che la giovane regista greca Angeliki Aristomenopoulou ha vinto il premio FIPRESCI della sezione greca al Festival di Salonicco che si è concluso ieri. Fa ancora più piacere che il premio sia arrivato per un documentario musicale, genere in cui Angeliki è una vera specialista. Wandering Soul, questo il titolo, racconta infatti la storia di Yannis Angelakas, un musicista che ha lasciato il segno sulla scena greca del rock alternative. Il film lo segue nella sua vita quotidiana e, attraverso i suoi occhi, entra nella contemporaneità tormentata del paese: l'impasse politica in cui si trova attualmente la Grecia, il modo in cui la televisione rimodella – spesso alterandola – la realtà, il bisogno che sentono ormai mole persone di lasciare la grande città e fare ritorno alla provincia d'origine. Due anni di riprese, durante i quali seguiamo anche l'evoluzione dello stile musicale di Yannis, in un percorso di esplorazione di suoni che appartengono alla sua infanzia, alla tradizione musicale greca come quella del rebetiko, alla musica polifonica dell'Epiro, fino alle melodie cretesi. Per me che scrivo, da curatrice della sezione “Muri del suono” al Trieste Film Festival, fa doppiamente piacere questo premio proprio perché si tratta di un documentario musicale. A gennaio, infatti, nella seconda edizione di questa rassegna avevo voluto fortemente il documentario girato da Angeliki a Berlino, fra i ragazzi della comunità turco-tedesca. Kreuzberg 36, presentato in Italia per la prima volta, ci aveva portato per un attimo per le strade di Kreuzberg, uno dei quartieri storici di Berlino. Culla di hippy, punk, anarchici e di altri gruppi alternativi degli anni '70 e '80, si tratta di un luogo che mantiene ancora pressoché intatto il suo spirito indipendente. La solidarietà e la tolleranza dei suoi abitanti nei confronti delle minoranze l'hanno resa una sorta di rifugio per gli immigrati turchi, facendone la quinta area a popolazione turca del mondo.
Nonostante i cambiamenti drammatici che hanno modificato la sua “geografia umana”, Kreuzberg ha mantenuto anche la sua forte vocazione artistica, vera e propria “riserva” urbana per tutte le forme d'arte alternative. Un'arte che trae ispirazione dalla vita della strada, che viene creata, vissuta e consumata sulla strada: graffiti, break dance, rap, hip-hop e beat-box. La musica di Kreuzberg parla tre lingue diverse - inglese, tedesco e turco – ed è prodotta da giovani che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere una minoranza religiosa, etnica o politica.
Nel documentario Angeliki entra nella vita di una piccola comunità di giovani musicisti che considerano come loro patria Kreuzberg stessa (non la Germania e nemmeno la Turchia). Una quotidianità imbevuta di una tradizione tutta speciale, fatta di vecchi graffiti, di testi nati nei caseggiati popolari, di suoni che prendono vita in studi casalinghi di fortuna e nei concerti che organizzano nelle piazze del quartiere. Oltre al luogo, quindi, c’è anche il tema della lingua e di una cultura – quella dell’hip hop – che è nata come prodotto di importazione americano, per affermarsi poi sempre di più e ovunque come la vera musica popolare del terzo millennio.
Ricordo l'emozione della regista durante la visione del film in sala e la soddisfazione sul volto degli spettatori alla fine della proiezione, che mi ringraziavano per la scelta. Chissà che l'esperienza non si ripeta anche l'anno prossimo con Wandering Soul... nel frattempo, un mare di complimenti ad Angeliki!

Angeliki Aristomenopoulou è fotografa e regista specializzata in documentari musicali. Lavora per la televisione Greca dal 2005, per cui dirige una serie di documentari dal titolo “World music”, una delle serie più seguite nel suo genere, interamente dedicata alla musica e agli artisti di un paese o di una regione del mondo. Fra le aree esplorate ci sono l’india (sul Rajastan), Istanbul (la scena musicale contemporanea), New York (sull’etichetta nublu), il Brasile (sulla samba) e Kreuzberg. Fra i documentari di genere non musicale ricordiamo Floating Prisons, Medea, Great Hellas and the Olympic Spirit e 3 gamoi. Con i suoi lavori, Angeliki ha preso parte con successo a un gran numero di festival internazionali.

(scheda e biografia dal catalogo ufficiale della 21a edizione del Trieste Film Festival)
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Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

martedì 2 marzo 2010

Peter Liechti: A CINEMATIC POETICS OF RESISTANCE

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Il Cinema Aquila di Roma dedica la prima retrospettiva italiana allo svizzero Peter Liechti, vincitore con The Sound of the Insects – Record of Mummy dell'Oscar europeo per il Miglior documentario 2009 (di cui parlammo a suo tempo QUI).
I progetti filmici dello svizzero Peter Liechti hanno sempre sviluppato una grammatica di scrittura, ripresa e regia che è stata regolarmente affrontata attraverso un imprinting personale, come afferma l’autore: “La realizzazione di un film corrisponde sempre a una certa fase della mia vita. Liechti struttura la sua primaria vocazione creativa studiando Storia dell’arte all’Università di Zurigo e con una formazione applicata al College di Arte e Design ora parte della Zurich University of the Arts. Con il tempo questa sua educazione si è sviluppata nella realizzazione di cortometraggi e lungometraggi più spiccatamente cinematografici dove il rapporto tra le due componenti primarie del cinema (immagine e suono) è sempre stato affrontato in maniera straordinariamente esemplare, catturando l’attenzione sia dei cinefili che degli appassionati delle sonorità più sperimentali. Tutti i suoi film sono l’espressione di una profonda passione e intima necessità (“La vita mette alla prova le mie facoltà, e io deve renderle giustizia con i miei film”, ha detto) che contrasta con gli assetti produttivi del cinema commerciale, in cui gli interessi sono totalmente slegati dalle urgenze personali dell’autore. Questo percorso creativo si è caricato il peso di una complessa ricerca artistica, indirizzandosi verso le differenti discipline artistiche della contemporaneità e interfacciandosi con un ambiente culturale anticonformista, dove il superamento della specificità univoca e convenzionale delle espressioni artistiche equivale ad un approccio eterodosso dell’espressione estetica.
Il progetto è realizzato in cooperazione con SWISS FILMS, agenzia di promozione del cinema svizzero e con il patrocinio e il sostegno dell'Ambasciata di Svizzera in Italia e dell’Istituto Svizzero. Peter Liechti sarà presente alle proiezioni.

La retrospettiva è poi arricchita dal concerto dal vivo di Norbert Möslang: nato a St.Gallen nel 1952, suona da oltre 30 anni impiegando principalmente un set di dispositivi elettronici, manipolati e amplificati. Componente del duo svizzero Voice Crack, scioltosi nel 2002, il quale per Alan Licht, "Fu una delle migliori esperienze rumoriste degli anni ’80 e ’90". Insieme con Andy Guhl, l’altra metà dei Voice Crack, ha aperto la strada all'Hardware-Hacking, manipolando oggetti elettronici di uso quotidiano con l’intento di creare inimmaginabili suoni durante le loro performances. Nel 2001 ha rappresentato, con il duo, la Svizzera alla 49ª Biennale di Venezia, mentre nel 2003 cura per la Kunst Halle di St. Gallen ELECTRONIC MUSIC ARCHIVE. Möslang ha collaborato con Liechti, per la musica di Senkrecht/Waagrecht, Kick The Habit, A Hole in the Hat, Hans im Glück… e The Sound of the Insects – Record of a Mummy, e con illustri musicisti tra cui, Poire_z, Borbetomagus, Jason Kahn, Otomo Yoshihide, Günter Müller, eRikm, Jérôme Noetinger, Lionel Marchetti, Jim O'Rourke, Aube, Florian Hecker, Oren Imbarchi.
(fonte: complusevents)

Il PROGRAMMA completo della rassegna si trova QUI

Oltre a The Sound of Insects, MURI DEL SUONO vi consiglia due film:
HARDCORE CHAMBERMUSIC – EIN CLUB FÜR 30 TAGE, 2006, 35mm, colore, 72
Il noto trio svizzero Kock-Schütz-Studer è stato intensamente presente sulla scena musicale europea per oltre quindici anni. La loro musica è vigorosa e diretta: mai “ultraterrena”, ma sempre sensibile, mai “primitiva”, però sempre appassionata – una musica che è stimolante e autentica. Per un mese intero, il trio ha fatto due esibizioni a serata, nello stesso posto e alla stessa ora… 30 giorni di intensa concentrazione su una cosa. Riuscendo a comunicare lo stesso entusiasmo in forma cinematografica, HARDCORE CHAMBERMUSIC – EIN CLUB FÜR 30 TAGE si propone di trasmettere l’eccitazione e l’euforia proprie di questi 30 concerti dal vivo ad un pubblico fisicamente assente. Musica e film diventano sintesi appassionante di due mezzi espressivi indipendenti – un’avventura musicale sotto forma di pezzo da camera cinematografico. Una maratona musicale compressa in un’ora di film. Hardcore Chambermusic invita gli spettatori ad immergersi, a condividere gioia e sofferenza – a sperimentare la musica in un modo nuovo.

KICK THAT HABIT (Liberati da quell’abitudine), 1989, 16mm/Digi Beta, colore, b/n, 45’
Kick That Habit non è né il ritratto convenzionale di un musicista, né una spiegazione psichedelica della Recycling Noise Music o un video abbellito da fronzoli documentaristici. È un tentativo sottile di intrecciare un mondo espressivo visivo ed uno acustico che riesce a creare una sintesi ben riuscita. Il ritratto dei due musicisti (Norbert Möslang e Andy Guhl) che riciclano apparecchi elettronici gettati via per produrre suoni innovativi non è che il punto di partenza per una ricerca enigmatica di mondi esperienziali perduti, distrutti, disordinati. Le riprese delle prove e dei concerti dei due musicisti vengono contrapposte a frammenti visivi di ricordi del regista. Il senso di condanna che Peter Liechti riesce a estrarre dagli ordinari avvenimenti quotidiani è anche estremamente percepibile nella musica. Queste parti autonome si intrecciano con “Ausflug ins Gerbig”, dall’Alpstein al Lago di Costanza – due magici pilastri che delimitano la Svizzera orientale, regione nativa sia di Liechti sia dei musicisti.

Peter Liechti a cinematic poetics of resistance
Retrospettiva cinematografica
a cura di Piero Pala
17-20 Marzo 2010
Nuovo Cinema Aquila
via l’Aquila, 68, Roma (Pigneto)
Ingresso 7 euro – abbonamento nominativo giornaliero 10 euro
Norbert Möslang (Cracked-everyday electronics)
Martedì 16 Marzo h. 22:00
INIT, via della Stazione Tuscolana 133, Roma
Ingresso concerto Norbert Möslang 10 euro

abbonamento (retrospettiva + concerto Norbert Möslang) 30 euro

Info e prenotazioni
www.complusevents.com
info@complusevents.com
333 735 89 83 - 331 2156776
http://cinemaaquila.com

martedì 26 gennaio 2010

T 4 TROUBLE AND THE SELF ADMIRATION SOCIETY

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Il 56enne Terry Papadinas vive a Salonicco, in Grecia. È un musicista fallito, isolato e dimenticato da tutti, alla ricerca disperata di una serata. La sua vita, però, non è sempre stata così. Cresciuto a Manhattan (dove la famiglia si era trasferita per motivi politici) durante gli anni '60, l'appena ventenne Terry torna in Grecia e grazie alla sua bravura e al suo carisma si impone subito come uno dei protagonisti della scena indie rock del paese. Dotato di un talento straordinario nel suonare la chitarra, diventa una vera e propria icona, ammirato da fan e colleghi e amato dalle donne. Con il suo perfetto inglese porta una ventata di novità in un paese in cui già cantare in una lingua che non sia il greco sembra una scelta rivoluzionaria. Terry è affascinante, suona da dio, parla, si veste e si comporta in tutto e per tutto come un rocker maledetto alla Keith Richards. Nella Grecia degli anni '70 è praticamente un alieno sbarcato da un altro pianeta. Apparentemente, Terry ha tutto, ma è come se non sapesse cosa farsene. A poco a poco, tutti quelli che suonano con lui fanno carriera, diventano popolari, molto popolari, tanto che oggi suonano in stadi gremiti di fan. Lui no, non ci è riuscito. Ogni volta che il successo sembrava a portata di mano – un'incisione, un tour, un contratto buono – Terry ha rovinato tutto e ora passa le giornate a chiedersi cosa non abbia funzionato nella sua vita. Materiali d'archivio che dipingono una ricca scena musicale a noi del tutto sconosciuta e le interviste con gli amici, le ex amanti e i musicisti che hanno suonato con lui ci aiutano a ricostruire il suo percorso personale e professionale mentre le sue confessioni – vivaci, intrise di humor e penose allo stesso tempo - rivelano storie di trasferimenti continui, di abusi da parte del padre e di un disorientamento che l'ha portato a un vero e proprio blocco esistenziale, alla sua auto-distruzione. Tutto questo viene raccontato in T 4 TROUBLE AND THE SELF ADMIRATION SOCIETY, di Dimitris Athiridis (Grecia, 2009, col., 108'), storia di un'esistenza vissuta all'insegna della mitologia del rock e, come ha scritto Giona Nazzaro su «Rumore», “un ritratto spietato e affettuoso, a tratti insostenibile nella sua brutale frontalità”.



Dimitris Athiridis è nato a Salonicco, in Grecia, nel 1962. Ha abbandonato gli studi di ingegneria meccanica per dedicarsi alla fotografia, lavorando contemporaneamente in ambito teatrale e musicale, ma non a livello professionistico. Athiridis ha lavorato per vent'anni come direttore della fotografia per documentari e spot televisivi. Il documentario T 4 Trouble and the Self Admiration Society è il suo esordio alla regia.

sabato 23 gennaio 2010

STILJAGI: A RITMO DI SWING

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Alle 22.30 al Teatro Miela, evento speciale della sezione Muri del suono: STILJAGI (Hipsters/Scarpette russe) di Valerij Todorovskij. È il 1955. Stalin è morto da due anni, ma nemmeno il disgelo di Kruscev può evitare che le squadre del Komsomol, l'organizzazione giovanile del Partito Comunista dell'Unione Sovietica perseguitino gli amanti dei ritmi jazz e della moda americana. Lo studente Mels (il cui nome è l'acronimo di Marx-Engels-Lenin-Stalin, nientemeno) si trova coinvolto in uno di questi raid quando si imbatte nella bella Polya, Polly per gli amici. Inizialmente per conquistarla, ma poi con sempre maggior convinzione, si unisce al suo gruppo di stilijagi, giovani moscoviti come lui che forse credono pure nel luminoso futuro promesso loro dallo Stato, ma che per il momento preferiscono passare il proprio tempo libero in un locale che si chiama “Broadway”, un microcosmo catapultato nel cuore della capitale sovietica direttamente dalle strade di New York. Mels (divenuto ora Mel) scopre un mondo nuovo, fatto di vesiti dai colori sgargianti che spiccano tremendamente nel grigiore delle persone “normali”, musica d'oltreoceano e Polly. Cacciato dal partito, si consola con il sassofono, che impara a suonare da virtuoso nel giro di una notte. Si fa nuovi amici, fra cui Fred. Figlio di un diplomatico, uno dei pochi del gruppo a sapere veramente l'inglese e l'unico che riuscirà ad andare veramente nella amata America. Tornerà anche indietro Fred, ma le notizie dalla vera Broadway non saranno così buone...




Primo musical prodotto dopo la caduta della Cortina di Ferro (il regista è figlio d'arte e il padre, il regista Pyotr Todorovskij, girò anch'egli un musical nel 1986, Po glavnoy ulitse s orkestrom), a metà strada fra Grease e West Side Story (probabilmente per la tematica, a qualcuno ha ricordato anche Swing Kids – Giovani ribelli) il film è divertente, gioioso e godibilissimo e contiene un messaggio positivo sulla capacità che ha la musica di sostenere l'affermazione delle persone come invidui dotati di una propria speciale particolarità. Ottimi i numeri musicali, splendide e colorate le coreografie. Un vero piacere per gli occhi e per le orecchie (la colonna sonora contiene classici dell'epoca sovietica rivisitati e pezzi originali), il film è stato presentato e accolto con entusiasmo in diversi festival internazionali, fra cui Toronto e Karlovy Vary, e ha fatto recentemente incetta di premi NIKA in Russia (Miglior Film, Miglior Suono, Miglior Scenografia, Migliori Costumi).
Valerij Todorovskij è regista, sceneggiatore e produttore. Nato a Odessa nel 1962, si è diplomato in sceneggiatura allo VGIK di Mosca nel 1984. Ha scritto la sceneggiatura di 14 film e ottenuto negli anni diversi riconoscimenti a livello internazionale. Ha esordito nella regia nel 1989 con Katafalk, seguito da altri film di successo (fra cui Lyubov nel 1991, Katya Ismailova nel 1994, Lyubovnik nel 2002, Moj svodny brat Frankenshteyn, 2004).

martedì 1 dicembre 2009

Il cielo sopra Minsk

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Il livello di democrazia è sempre difficile da giudicare per chi vive dall'interno un sistema sociale. Spesso, è utile osservare il proprio paese da una prospettiva esterna per poterne vedere i limiti. A volte, però, la situazione è tale che i problemi e le difficoltà risultano evidenti anche senza questo esercizio di distanziamento. Gli strumenti per parlare di questo disagio sono diversi, ma sicuramente il cinema è uno dei mezzi principali per trasmettere in modo immediato la fatica di vivere in un paese "problematico". E' questo sicuramente il caso della Bielorussia, considerata - a dispetto di quello che può pensare qualcuno nostalgico di plebisciti e maggioranze "bulgare" - l'ultima dittatura d'Europa.
Negli ultimi anni sono stati prodotti diversi documentari che raccontano, da prospettive diverse, la vita in questo paese. Noi ne consigliamo due, diversi ma contraddistinti dalla stessa vena ironica. Il primo è stato presentato in concorso documentari al Trieste Film Festival nel 2008, mentre il secondo faceva parte della sezione di quest'anno "Muri del suono" - documentari musicali dall'Europa centro-orientale. Entrambi sono produzioni non bielorusse.

lunedì 30 novembre 2009

DELPHIC: A SOUNDTRACK FOR A WASTELAND

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Delphic is a band from Manchester. In August they released their second single, This Momentary, released on the perma-chic French indie label Kitsuné. The Australian director and photographer Dave Ma realized the music video, nominated for three UK Music Video Awards, including Best Cinematography, Best Editing and Best Telecine. for this song. He has travelled to Chernobyl, scene of the world’s worst peacetime nuclear disaster, and documented the place as it is now, and people who still live there. It’s a beautifully composed essay which celebrates the human spirit, shot by Ross McLennan on RED with his customary skill, and graded back in London by James Tillett at Prime Focus. “The video has different set ups and Dave wanted slightly different looks for these locations but for it all to still tie together,” says James. “We ended up with a more naturalistic look – almost like an old Russian propaganda image from a faded magazine.”




Delphic

This Momentary (Chermeric Records)
Prod. company: Pulse Films
Director: Dave Ma
Producer: Neil Andrews
Representation: OBmanagement
DoP: Ross McLennan
Editor: Vid Price
Post production: Prime Focus London
Telecine: James Tillett
VFX: Chris Chitty
VFX Post producer: Dionne Archibald
Commissioner: Jill Kaplan


Dave Ma
on making the video for Delphic’s The Momentary


“The aim for this video was to focus on the people still living in and around the Chernobyl area. I wanted to show portraits of the abandoned town near the power plant then move outwards to abandoned villages where a lot of elderly people still live and on to the towns where people were relocated to. I didn’t want to focus directly on the negative health side effects or on the actual disaster itself because so much of this has been covered in documentaries and photo essays over the past few years. It was about showing the humanity of the people and about capturing little moments in their lives in a composed and photographic way. We decided to shoot on RED with a set of primes which meant lugging some serious kit around an abandoned city. Ross McLennan, as usual, did an amazing job wrangling kit and chasing the sun. He didn’t skip a beat the whole trip, even after we lost our focus puller to a missing passport the night before flying out. Shooting inside the Chernobyl Zone of Exclusion was incredible. Your natural fears kick in and you feel like you shouldn’t be touching anything or even breathing the air, but you quickly get used to it. The radiation screening at the end of each day proved a constant source of amusement for my producer Neil Andrews. A lot of people wrongly assume that the Chernobyl area is completely devoid of life or that it must be an atomic wasteland. But this couldn’t be further from the truth. The place is full of life, nature is flourishing and people still live and work around the power plant. There just happens to be a lot of radiation floating around…”

Official site: http://www.delphic.cc/


giovedì 5 novembre 2009

BERLIN CALLING NELLE SALE ITALIANE

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È uscito finalmente il 6 novembre nelle sale italiane, grazie all'opera meritoria di Officine Ubu, l'ultimo film del regista tedesco Hannes Stöhr, presentato l'anno scorso in Piazza Grande al Festival di Locarno, BERLIN CALLING. Film particolare, in cui cinema e vita si mescolano. Il protagonista, infatti, è il dj Paul Kalkbrenner, che interpreta la parte del leggendario DJ ICKARUS.
Ickarus ritorna a Berlino dopo un estenuante tour mondiale. Con svariati album e incalcolabili esibizioni dal vivo alle spalle, Ickarus è diventato un'artista di culto. Nonostante sia completamente esausto, si butta assieme alla fidanzata Mathilde sul missaggio e il lancio del prossimo album. Quando presenta i nuovi brani alla sua etichetta, Alice, la manager della label, non è soddisfatta e gli suggerisce di lavorarci ancora. Frustrato e privo di energie dopo il tour, Ickarus continua a suonare in eventi locali, finché il suo spacciatore Pea gli vende una dose di ecstasy tagliata male che lo manda fuori di testa. Ikarus si ritrova nella stanza di un ospedale psichiatrico, mentre Mathilde non riesce più a gestire la situazione e lo lascia. Viene affidato alla supervisione della Dottoressa Petra Paul, un'esperta nel recupero dei tossicodipendenti, e si ritrova in compagnia di un folle gruppo di pazienti tossicodipendenti e persino di un suo fan... il giovane guardiano Alex. Anche se Ickarus non prende molto sul serio il programma di recupero della Dott.sa Paul, gli viene permesso di portare in clinica il suo computer per lavorare ai suoi pezzi. Nonostante ciò, Ickarus è fuori controllo e una notte riesce a uscire di nascosto per procurarsi della droga da Pea e far festa in qualche club. Questa ricaduta lo fa sprofondare ancora di più nel vortice della dipendenza. Durante una crisi distrugge l'ufficio della sua etichetta discografica per poi scivolare nella psicosi. Ickarus realizza finalmente di avere bisogno di aiuto e senza un posto dove andare, decide volontariamente di tornare in clinica. Sotto l'effetto di farmaci molto forti, l'unica via d'uscita rimasta a Ickarus è la sua musica: per questo si butta anima e corpo sulla scrittura di nuovi pezzi che lo aiutano a superare il difficile periodo di disintossicazione e che andranno a comporre il nuovo album, Berlin Calling, appunto.
Spiega il regista: “Di solito, i film sui musicisti parlano di qualche artista americano o inglese già morto. Che sia Jim Morrison, Charly Parker, Joe Strummer, Kurt Cobain, Brian Jones, Ian Curtis o Johnny Cash – la lotta che il musicista deve affrontare per farcela dipende sempre dal contesto e dal tempo in cui vive. In questo modo i film diventano ritratti di una società, diun modo di vivere, di un tempo storico. Ogni volta che si parla di un mito del rock, la lotta spesso autodistruttiva dell’artista diventa la metafora di una generazione, e la ribellione alla società è solitamente il tema principale. Per quanto mi riguarda, l’aspetto più interessante di questi ritratti è la dialettica “arte e follia”. Lo spettatore è attratto dallo stile di vita anticonvenzionale del protagonista. Si aspetta con crescente tensione il momento in cui l’artista perde il controllo, o per dirla in altro modo, lo si osserva mentre vola troppo vicino al sole. Non a caso i Led Zeppelin hanno usato la figura mitologica di Icaro come simbolo. Perché non raccontare per una volta la storia di un musicista tedesco? Addirittura di qualcuno ancora vivente? Perché occuparsi sempre del passato quando il presente è così interessante? Perché non fare un film su un compositore di musica elettronica? I musicisti della generazione di YouTube compongono con il computer, viaggiano per il mondo e non hanno bisogno di liriche per i loro pezzi. Vendono la loro musica su internet, cosa che li rende indipendenti dalle grandi major e fa circolare il loro nome fra gli appassionati di musica dance nel vasto, globalizzato, panorama internazionale. Berlin Calling non è un film biografico, quanto piuttosto un film che racconta la vita di un musicista nella Berlino di oggi. Un film sull’arte e la follia, l'ebbrezza e l’estasi, la speranza e il futuro, l’amicizia e la famiglia, la musica e la gioia di vivere e, naturalmente, sull’amore.”
Colonna sonora di Kalkbrenner, contenente anche un brano di Sascha Funke.



Hannes Stöhr
, regista, sceneggiatore, produttore, è nato a Stoccarda nel 1970 e, dopo aver completato il servizio civile e un viaggio di nove mesi in Sud America, si è iscritto alla Facoltà di Legge dell’Università di Passau. Fra il 1995 e il 1999 ha studiato sceneggiatura e regia all’Accademia di Cinema e Televisione di Berlino (DFFB), e ha frequentato seminari di sceneggiatura tenuti, fra gli altri, da Ken Dancyger, Dick Ross, Jesus Díaz, Don Bohlinger e Jacob Arjouni. Ha partecipato a seminari di regia tenuti da Wolfgang Becker, Mike Leigh, Volker Schlöndorff e Helke Misselwitz. Nel 2006 ha ottenuto una borsa di studio per la “residenza degli artisti” a Villa Aurora di Los Angeles. Attualmente lavora a Berlino come sceneggiatore e regista e insegna alla DFFB di Berlino e alla Scuola di Cinema di Ludwigsburg. Con Berlin Is in Germany, del 2001, ha vinto il Premio del Pubblico al festival di Berlino e altri importanti riconoscimenti a livello internazionale. One Day in Europe, del 2006, presentato sempre alla Berlinale, ha fatto il giro il mondo, partecipando a una trentina di festival. Berlin Calling (2008), presentato la prima volta a Locarno, è stato fra gli altri ai festival di Berlino, São Paulo e al South by Southwest Film Festival.

Di Hannes Stöhr, è possibile vedere nell'ambito della rassegna Tracce di Muro (Trieste, 21 ottobre - 18 novembre) il film BERLIN IS IN GERMANY. Il giorno 18 novembre nello spazio espositivo di Alpe Adria Cinema, il Cavò di via S. Rocco, 1. Info: www.alpeadriacinema.it, news@alpeadriacinema.it

http://www.myspace.com/berlincallingfilm
http://www.officineubu.com

questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

mercoledì 23 settembre 2009

CELLULE D'INTERVENTION METAMKINE

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Mercoledì 23 settembre 2009, ore 21
Al NAVEL di Cividale (UD) un evento imperdibile!

CELLULE D'INTERVENTION METAMKINE
Jérôme Noetinger dispositivo elettroacustico
Christophe Auger cineproiettori
Xavier Quérel cineproiettori

La Cellule è una struttura a geometria variabile che raggruppa musicisti e cineasti, ricercatori della relazione tra suono e immagine. Dal 1987 sono ospiti di tutti i più importanti festival di musica e di cinema sperimentale, rassegne d’arte contemporanea; numerose le collaborazioni con gruppi provenienti da diverse parti del mondo.
Attraverso la magia degli specchi, le multiproiezioni e una dislocazione ingegnosa durante le esibizioni dal vivo, i Metamkine in ogni performance producono e dirigono un nuovo film, riversando spirali di disegni e foto improvvisate, accompagnate dal vivo da una traccia audio di frammenti di nastro e suoni di antichi sintetizzatori. Le loro performances hanno un forte impatto viscerale, i loro materiali sono le pellicole ed il suono, il musicista e i cineasti sono sulla scena di fronte al pubblico e attraverso due specchi installati nella sala riflettono le immagini su uno schermo posizionato dietro di loro. Suoni e immagini sono elaborati in tempo reale.

Info: sito NAVEL
Pagina web di Metamkine

sabato 18 luglio 2009

VINCOLI SONORI 2009. Klezmer & Gipsy festival

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Estate, tempo di riposo, sole, vacanze... e divertimento. Le iniziative si moltiplicano, offrendo un'alternativa a chi non si accontenta dell'ombrellone. Inizia per esempio oggi a Collegno e Pinerolo (TO) una manifestazione interessante che mescola musica, cinema e mostre. Si tratta della XIV edizione di VINCOLI SONORI. Klezmer & Gipsy festival.
Vincoli Sonori è un viaggio che conduce nell’esplorazione delle diverse anime della musica dell'Europa orientale e balcanica. Il profondo legame sviluppato nella tradizione tra musicisti ebrei e zingari è anche un richiamo ad un'Europa dove etnie e religioni si incontrano per dare vita ad espressioni musicali che oltrepassano le differenze. Vincoli Sonori, nato nel 1996, offre una qualità della programmazione che non attira solo gli amanti della world music, ma un pubblico sempre più vasto, anche a dimostrazione dell'interesse crescente per i paesi e le culture dell'area balcanica.
Il Festival, che negli anni scorsi ha ospitato artisti del calibro di The Klezmatics, Taraf de Haidouks, Maurice El Medioni, Kocani Orkestar, Fanfara Ciocarlia, Rona Hartner e Florin Niculescu, si arricchisce di anno in anno della presenza di rinomati musicisti stranieri e di ottime band italiane, coinvolgendo sia formazioni emergenti sia gruppi già al centro di una notorietà internazionale. Oltre alla nutrita programmazione musicale, il festival prevede tre appuntamenti cinematografici:
GYPSY CARAVAN. WHEN THE ROAD BENDS di Jasmine Dellal (USA 2006) in cui cinque gruppi musicali (Esma Redzepova, Maharaja, Fanfara Ciocarlia, Taraf de Haidouks e Antonio El Pipa Ensemble), provenienti da quattro paesi, si uniscono per il Gypsy Caravan, e per sei settimane portano la loro musica in tour per il Nord America, sbalordendo chiunque li ascolti. www.gypsycaravanmovie.com
LA REPUBBLICA DELLE TROMBE di Stefano Missio e Alessandro Gori (Italia, 2005), fortunato documentario presentato in anteprima italiana Trieste Film Festival e che poi ha fatto letteralmente il giro del mondo, racconta la storia di Guca, un paesino di cinquemila anime nella Serbia centrale, a circa 150 km da Belgrado, che gode di una straordinaria popolarità nei Balcani perché proprio qui, in un fine settimana di agosto, dal 1961 si svolge il Sabor Trubaca, una competizione per orchestre di ottoni. www.alessandrogori.info/larepubblicadelletrombe
MIRACOLO ALLA SCALA di Claudio Bernieri (Italia 2008). La strada dell'integrazione passa per la musica: dai campi nomadi alla Scala, la storia di una zingarella e di un gruppo di musicisti rom che sogna il palcoscenico. Il remake di Miracolo a Milano girato su tram e metropolitane e nella favela di via Triboniano a Milano.

Info e programma completo del festival: http://www.sferaculture.com/sito/index.php




questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema